Eppur si muovono

Siamo forse sembrati un po’ naïf, noi del Giornale, quando la scorsa settimana abbiamo etichettato come «terroristi» i delinquenti che stanno incendiando gran parte delle coste italiane. Qualcuno ha osservato che il nostro era un pacchiano errore giuridico, qualcun altro che stavamo esagerando.
Ieri però abbiamo avuto la soddisfazione di verificare che la nostra proposta tanto bislacca non è. La Grecia, intanto. Il premier Karamanlis ha dato disposizione affinché gli incendiari vengano giudicati, appunto, con le leggi dell’antiterrorismo.
Altra voce più che qualificata è quella del vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini. Uomo sempre misurato, per nulla avvezzo a usare toni da forcaiolo o anche più semplicemente da demagogo, Frattini ha detto che dietro gli incendi c’è, evidentemente, una «strategia di terrorismo territoriale», e pur senza nominarli ha tirato le orecchie a certi magistrati che continuano a trattare questi fatti come fossero «piccoli delitti, ripicche locali di pastori». Un richiamo che almeno in un caso non è caduto nel vuoto, visto che un magistrato che i terroristi li conosce bene, e cioè il pm milanese Stefano Dambruoso, ha subito definito «giusto» quanto espresso da Frattini. Infine, che i piromani siano «terroristi» («anche se con una matrice non ideologica ma di profitto») lo ha detto pure il capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista Gennaro Migliore, e sarebbe meschino da parte nostra non dargliene atto solo perché su altre questioni non la pensa come noi: una cosa, come dice il cardinal Biffi, è giusta o sbagliata a prescindere da chi la dice. E in questo caso è giusta: i piromani sono terroristi, e della razza peggiore, quella degli adoratori del dio denaro.
Intendiamoci. Sappiamo bene che, in punto di diritto, per accusare qualcuno di terrorismo occorrono due cose: la finalità eversiva (che nel caso degli incendiari non c’è) e l’esistenza di una struttura organizzata (e non dovrebbe esserci neppure quella). Ma mentre l’Italia brucia, chi se ne frega di questi cavilli da legulèi? Noi abbiamo sbattuto in prima pagina quel termine, «terroristi», per dare una scossa (nei limiti in cui un giornale la può dare) a uno Stato che dorme.
Dorme il governo, che almeno fino ad ora ha partorito solo la proposta di istituire dei corsi per i magistrati, corsi che nel migliore dei casi partiranno quest’inverno. E dormono i magistrati, i quali non avrebbero necessità di un corso per capire che le pene da loro inflitte sono ridicole, e le imputazioni ancor peggio che ridicole, sono offensive. Si è sentito infatti giustamente offeso Vincenzo Bompensiere, il fratello di Giuseppe, il quarto morto nel rogo dell’agriturismo di Patti: «Questo non è omicidio colposo, è omicidio plurimo volontario! È assurdo!», ha urlato. E invece proprio quell’imputazione da incidente stradale, «omicidio colposo», è stata mossa ai due arrestati per il rogo.
Ma sapete perché la discussione sulla possibilità o impossibilità giuridica di contestare il reato di terrorismo è solo tempo perso, roba da Azzeccagarbugli? La risposta è semplice: perché non c’è alcun bisogno di nuove leggi per trattare gli incendiari come terroristi assassini. Basta applicare con buon senso, e non con l’ottusità del burocrate, quelle esistenti. Nel Codice è già previsto il cosiddetto «dolo eventuale», e cioè la messa in conto che un comportamento possa nuocere al prossimo. Facciamo un esempio: se uno attraversa un centro abitato a centoventi all’ora e ammazza un pedone, non aveva certamente deciso di ammazzare quel pedone, ma ragionevolmente sapeva di poterne ammazzare uno. In questi casi il pubblico ministero contesta al reo di «aver agito nonostante la previsione dell’evento»; qualche volta si spinge più in là e contesta l’omicidio volontario. E perché allora non usare lo stesso criterio con chi appicca il fuoco controvento - e in più punti! - accerchiando un agriturismo?
Di più: pure il reato di strage potrebbe essere contestato agli incendiari. Anche se non uccidono nessuno: il nostro Codice non prevede il reato di «tentata strage», si contesta la «strage» anche se, ad esempio, una bomba viene messa in una banca e poi non scoppia. Certo, accusare di strage gli incendiari sarebbe una svolta clamorosa: ma anche l’unico modo per trattare subito questi criminali come dei terroristi. All’epoca delle Brigate rosse bastava avere in casa un volantino per essere processati per banda armata. Oggi invece se a uno trovano del materiale incendiario, al massimo gli danno una multa.
In Italia almeno il 60 per cento degli incendi è doloso. La Grecia sarà anche messa peggio, ma perlomeno fa intravedere una reazione, da noi invece manca solo che qualcuno proponga la mitica commissione parlamentare d’inchiesta.
Michele Brambilla