Eppure nessuno parla dei dipendenti licenziati dall’Ingegnere

Caro direttore,
ancora una volta i 29 dipendenti licenziandi di All Music vogliono di cuore ringraziarla per il supporto e lo spazio concesso. L'articolo uscito oggi (veramente bello e completo) ha riacceso qualche speranza nel nostro piccolo gruppo di lavoro in difesa dei nostri diritti, speranze che si andavano smorzando visto l'indifferenza delle altre testate, in primis della «Repubblica» e dei sindacati stessi. L'unica forza, essendo davvero così pochi e fragili, è appunto l'iniziativa personale, la nostra spada la denuncia, e il nostro scudo la conferma da parte dei media... Purtroppo anche se la spada è tagliente, lo scudo di cartone ci protegge poco. Ma grazie a giornali come il suo anche uno scudo fatto di cartapesta diventa uno scudo di «carta stampata». Noi continueremo la nostra battaglia speranzosi di vincere la guerra, pregandola di continuare a rinforzare il nostro scudo. Ci serve un supporto anche da parte delle televisioni. Noi, al contrario dell'ingegnere, vogliamo esporci e far vedere le nostre facce. Sabato 25 scenderemo in piazza e cercheremo di chiedere all’«amico di salotto» dell'ingegner De Benedetti, l'onorevole Franceschini, perché (tra l'altro ad un passo dalle europee), non riporta sui binari la presunta «sparata senile» della sua «orgogliosa» tessera n° 1. Ancora, il 25 aprile, cercheremo di consegnare al segretario nazionale della Cgil Epifani, una lettera dove chiederemo spiegazioni del mancato lavoro svolto dal suo sindacato nei confronti del nostro prossimo licenziamento. Ancora un grazie di cuore per l'attenzione che avete avuto e vorrete ancora dedicarci.

Cari lavoratori, per quanto ci riguarda, non preoccupatevi: continueremo a seguire con attenzione la vostra vicenda. Se non altro per un piccolo dettaglio: non ne parla nessun altro. Ma vi pare possibile? Ventinove dipendenti licenziati dall’Ingegnere democratico (quello che dà lezioni al mondo su come si salva l’occupazione) per la nostra informazione non sono una notizia. Nemmeno un passaggio in Tv, nemmeno una riga sui giornali. Ieri eravate in piazza. Ebbene: ve l’immaginate che cosa sarebbe successo se foste stati dipendenti licenziati da un’azienda di un qualsiasi imprenditore con la tessera (non dico numero uno, basta la numero 10mila) del Pdl o, Dio non voglia, per qualche via riconducibile alla famiglia Berlusconi? Facile a dirsi: paginata su Repubblica, copertina su l’Unità con pianto concitato della direttora, vignette indignate di Vauro sullo scatenato manifesto, poi le telecamere di Santoro, l’invito all’Infedele di Lerner, un reportage di Ballarò e infine il collegamento in diretta con la Night Line del Tg3 per dimostrare una volta per tutte la crudeltà dei padroni delle ferriere di destra. E invece? Invece ieri ho controllato: Repubblica dedica un articolo al suo proprietario solo per fargli dire che egli (l’Ingegnere) non è contento dei risultati economici del gruppo: «Taglieremo ancora i costi» (ma dei suddetti costi tagliati e scesi in piazza sotto forma di licenziati, nemmeno un accenno); i grandi giorni zitti, le tv assenti. Neppure l’Unità, il manifesto e Liberazione, che di solito pubblicano pure i lamenti di un garzone lasciato a casa dal parrucchiere di Incisa Scapaccino, hanno ritenuto di occuparsi del caso. E poi voi mi dite che nemmeno il sindacato vi considera. Normale? Sarà. Ma allora io mi chiedo: questa (de) benedetta tessera numero uno, che razza di poteri ha? Meglio della pozione magica di Asterix?