«Le epurazioni prima del voto ci faranno perdere le elezioni»

Pillitteri ribatte a Dalla Chiesa: «Già nel ’93 fece di tutto per allontanare socialisti e laici e la sinistra perse»

Gianandrea Zagato

«Nando Dalla Chiesa dovrebbe sapere che in campagna elettorale i voti si contano e poi si usano. Raggi X, epurazioni preventive alla fine fanno perdere le elezioni». Nota di Paolo Pillitteri sulle critiche sollevate on line dal segretario cittadino della Margherita attorno ai Richelieu di Ferrante che, accusa Dalla Chiesa, erano gli stessi di Umberto Veronesi.
«Ventata di anni Ottanta di cui Milano non ha bisogno», «gente che, visti i precedenti, non porta certo quel colpo di reni di cui Milano ha necessità» denuncia l’esponente della Margherita, ormai sfiduciato anche dall’aspirante candidato sindaco del centrosinistra. Mal di pancia di chi non sospettava che per l’ex prefetto lavorassero il grande vecchio del migliorismo milanese Gianni Cervetti, i due ex assessori delle giunte di sinistra Luigi Corbani e Augusto Castagna, e pure Giacomo Properzy, ex repubblicano doc coinvolto anche in inchieste giudiziarie. Troppo per Dalla Chiesa che, ricorda Pillitteri, «già nel 1993 fece di tutto per allontanare i voti dei socialisti e laici colpevoli di tutti e dieci i peccati mortali, operazione che fece così vincere il leghista Marco Formentini». Tattica, fa sapere Pillitteri, che replicata rischia solo di allungare «il digiuno della sinistra a Palazzo Marino».
Osservazione che l’ex sindaco socialista ambrosiano accompagna con domandina, «cosa deve fare una sinistra che vuole ritornare a Palazzo Marino?», e risposta: «Bisogna favorire una lista del sindaco dopo l’ottimo successo delle Primarie e, nonostante i bastoni tra le ruote del premio Nobel, predisporre un programma riformista in cinque punti ovvero raddoppio del passante, altre tre linee metropolitane, nuovo piano casa per giovani e grande tunnel di attraversamento». Programma che nasce, Pillitteri insegna, «affiancando l’ex prefetto con un team preparato ed esperto» ma anche «aprendo alla Milano liberalsocialista, laica e riempiendo quindi il vuoto lasciato dalla tradizione socialista, socialdemocratica e repubblicana che con Pci poi Pds ha governato Milano dal 1975 al 1992». Area che è un quinto dell’elettorato, «area di socialismo moderato e laico e liberale», e che, conclude Pillitteri, fa la differenza: «Chi conquista quell’area, vince. Cervetti e Corbani lo sanno. Dalla Chiesa no».
Fotografia della realtà che Dalla Chiesa sceglie di non commentare e mentre si limita a sottolineare di aver dato voce al malcontento e di aspettare una replica da parte dell’aspirante sindaco, sempre on line montano i dubbi del centrosinistra verso quella pattuglia di strateghi arruolati da Ferrante, «anche www.onemoreblog.org s’associa nella richiesta di chiarimenti al candidato sindaco dell’Unione» sperando che imiti Filippo Penati «cioè scelga la rete, unico luogo non mediato e indipendente, per la sua replica». E con Ferrante che tace ci sono anche Ds: evidente, si tratta di un argomento che dopo Veronesi rischia di far saltare pure gli equilibri della lista civica e per l’ex prefetto sarebbe davvero la fine della corsa.