Equitalia, 12 anni per restituire 29 euro. E senza interessi

Milano I debiti con lo Stato bisogna pagarli in fretta, altrimenti Equitalia interviene col pugno duro, ma la società di riscossione non è così rigida con se stessa come lo è con i cittadini. A volte impiega anche dodici anni per restituire il dovuto al contribuente, anche quando si tratta di cifre irrisorie. In questo caso 29 euro, l’equivalente di 60mila lire versate in eccesso nel 1999 da un assicuratore di Meda per le sue quattro impiegate.
Un tempo lunghissimo per la restituzione della somma, anche perché la legge non prevede la più semplice opzione di decurtarla da quanto deve essere versato di contributi all’Inps mensilmente. La situazione di Corrado Marelli, assicuratore medese e uno dei pochi italiani in credito con Equitalia, è diventata singolare quando l’addetto della società gli ha scritto in agosto: la lettera, oltre al fatto che era stata consegnata in piena estate, comunicava a Marelli che dopo un accurato controllo gli sarebbero stati restituiti i soldi dovuti. Un accurato controllo che evidentemente dopo dodici anni non era ancora stato messo a punto, ma intanto il solerte addetto della sede milanese della società segnalava una data precisa entro la quale l’assicuratore avrebbe dovuto recarsi allo sportello di Desio per vedersi restituito il denaro. Ma «con la necessaria documentazione», senza specificare di quale documentazione si trattasse.
Dunque Marelli avrebbe dovuto recarsi in un’altra città con i documenti, prendere un numero e attendere fino alla restituzione dei suoi 29 euro. Sopportando così costi maggiori o uguali alla cifra da recuperare.
Una situazione paradossale che Marelli ha tentato di evitare provando a contattare Equitalia per esporre il problema, ma senza successo: al numero che ha trovato, perché sulla lettera ricevuta non ve ne era traccia, rispondono solo voci registrate che spiegano tutte le opzioni per pagare la società, ma nessuna per come essere pagati dalla stessa. Una conferma della particolarità di questa vicenda vissuta dall’assicuratore che a questo punto, siamo arrivati a ottobre, rinuncia pensando di aver perduto definitivamente i suoi soldi. Ma a metà dicembre gli arriva la comunicazione che potrà recarsi in un qualsiasi sportello postale a ritirare il denaro dovuto. Ed è qui l’ultima sorpresa natalizia per l’assicuratore: ai 29 euro sono stati sottratti 74 centesimi, probabilmente per le spese sostenute dalla società per gli spostamenti della pratica.
Una decurtazione che ha fatto esclamare a Marelli come i soldi gli siano stati restituiti «senza riconoscergli un centesimo di interessi per gli anni trascorsi, invece provate voi a versarli all’Inps con dodici anni di ritardo». E poi, a proposito dell’impossibilità di decurtare dai versamenti mensili all’Inps la somma eventualmente dovuta da Equitalia, ha commentato: «Volete mettere quante persone in meno avrebbero lavorato, sommando i molti casi come il mio ci sarebbe il rischio che qualcuno possa perdere il lavoro, quante parole, quanta carta e quanto tempo si sarebbero risparmiati? E – ha concluso - ricordo che uno studio condotto sulla burocrazia nelle colonie inglesi aveva dimostrato che il principale risultato conseguito dalla stessa era quello di autoalimentarsi». Un commento dettato dall’esasperazione di chi ha avuto a che fare con la burocrazia e i suoi ingranaggi, spesso incomprensibili nella loro tortuosità, anche se da quegli stessi ingranaggi ha ricevuto in regalo la sorpresa di essere uno dei pochi cittadini a poter esigere del denaro da Equitalia.

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