EQUITY SWAP NEL MIRINO

da Milano

Due sono le vicende che oggi potrebbero influire sull’andamento del titolo Fiat e di quelli della galassia Agnelli a Piazza Affari: la risposta più ragionata del mercato alla vendita, da parte di Sanpaolo Imi e Mps, delle rispettive quote derivanti dal convertendo; la notizia, pubblicata in prima pagina ieri dal Sole 24 Ore, che la procura di Milano ha puntato i riflettori sull’operazione, tuttora sotto la lente della Consob, che ha permesso all’Ifil di risalire al 30,06% del Lingotto. Nel primo caso è stato soprattutto l’annuncio del Sanpaolo a innescare venerdì una raffica di vendite che hanno fatto precipitare l’azione Fiat sotto gli 8 euro proprio nei giorni in cui il titolo aveva accumulato forti guadagni. Restano da capire le reali ragioni dello «strappo» Sanpaolo-Fiat (dissapori nel top management della stessa banca? la volontà di Piazza San Carlo di voler contare di più in casa Fiat fino ad aver cercato invano di far cadere il presidente Montezemolo?). E poi c’è l’ombra della magistratura sull’operazione a tre (Ifil-Exor-Merrill Lynch) grazie alla quale la holding della famiglia Agnelli ha estromesso le banche del convertendo dal ruolo di azionista strategico del gruppo Fiat. Secondo il quotidiano di Confindustria, una volta che la Consob si sarà espressa sulla regolarità dell’operazione, toccherà ai pm milanesi Carlo Nocerino e Riccardo Targetti capire se sono ravvisabili le ipotesi di aggiotaggio oppure di false comunicazioni. Dall’equity swap a oggi i magistrati hanno passato al vaglio i comunicati sulla vicenda, il rinvio dell’ultima assemblea degli azionisti e gli articoli pubblicati dai giornali.
La Consob, intanto, continua il lavoro di approfondimento. A impegnare maggiormente gli uomini di Lamberto Cardia è la raccolta di informazioni all’estero, soprattutto in Lussemburgo.