Da «Er» in poi le serie sui medici scalano le vette dell’audience

«Dr. House» è stato la sorpresa della stagione. In arrivo «Nati ieri» su un reparto di maternità

Antonio Lodetti

da Milano

Vi ricordate i bambini di una volta (noi compresi) che fuggivano terrorizzati e ululanti davanti al dottore? Ebbene, non esistono più. Ora i ragazzini stanno inchiodati davanti alla tv, anche loro affascinati dal Dr. House, fenomeno televisivo dell’anno che fa moda e tendenza, ma anche ottimi ascolti. Il dottor Gregory House non fa nulla per essere simpatico; è scontroso e burbero, molto casual nell’abbigliamento, poco gentile - per usare un eufemismo - con collaboratori e pazienti. Una delle sue battute ormai mitiche è: «I pazienti sono tutti bugiardi, non possono mentirci se noi non parliamo con loro». Diciamolo chiaro non è il massimo della simpatia, e le avventure «medical» in cui è coinvolto lasciano poco alla fantasia. Immagini realistiche di operazioni chirurgiche, storie di malati e malattie, gente che soffre. Eppure piace tanto anche ai bambini. L’anno scorso, quando è partito in Italia, quasi un quarto degli spettatori (un incredibile 22,67 per cento di share) era costituito da bambini tra gli 8 e i 14 anni, poco meno dei ragazzi tra i 15 e i 24 (il 23,33) e degli adulti (21,19 per cento nella fascia fino ai 44 anni). Nell’arco di un anno l’audience del «dottore» ha continuato a salire, giocandosela alla pari (e qualche volta mettendo la freccia del sorpasso) con L’Isola di Simona Ventura. L’ultimo episodio prima della chiusura è stato seguito da 5 milioni 465mila spettatori con il 20,85 di share. Italia 1 ringrazia e manda in onda le repliche della prima serie da mercoledì alle 20.45. Naturalmente c’è anche la suspence in Dr. House. Si è sempre sul filo del rasoio nell’attesa che il primario - un po’ tenente Colombo un po’ Christian Barnard - trovi la soluzione ad un caso disperato o ad un male incurabile. Di contorno un intricato dedalo di amorazzi, storie sentimentali, vicende personali, colpi di scena perché il personaggio, come ammette lo stesso protagonista, è ispirato a Sherlock Holmes.
Insomma i «medical drama», i telefilm che parlano di medici e ospedali, vanno forte. Un’altra serie rivelazione dell’anno scorso, poi trasformatasi in un must anche da noi, è Grey’s Anatomy, (anche questa in replica mercoledì alle 21.45 sempre su Italia 1). Qui c’è una squadra di medici, anzi di tirocinanti, le cui storie si intrecciano con quelle dei chirurghi che li stanno formando. È il trionfo di un nuovo tipo di telefilm che punta sul realismo addentrandosi nelle spiegazioni scientifiche e diagnostiche più scrupolose (così come avviene nei nuovi polizieschi di successo come Csi e Law & Order, dove le indagini della scientifica e i processi sembrano veri per complessità e linguaggio specifico). Sono i figli di E.R. che superano in verismo e successo l’illustre genitore. E anche l’Italia, dopo il serial di Raidue - targato 1993-94 - con Massimo Dapporto (ambientato in un ospedale pediatrico), ci riprova da giovedì alle 21 su Canale 5 con Nati ieri, protagonisti Ettore Bassi, Sebastiano Somma, Vittoria Belvedere e Lina Sastri: medici e infermieri di un reparto maternità.