«Era abbarbicato alla sua poltrona»

Un dirigente dell’ospedale zittisce i camici bianchi «ribelli»

Daniele Petraroli

da Roma

Lo spoil system deciso dal ministro della Salute Livia Turco non si è fermato nemmeno davanti alle richieste dei primari del Regina Elena. Ventisette firme su trentaquattro nomi di direttori di struttura non sono servite a ottenere la conferma di Francesco Cognetti come direttore scientifico dell’Istituto oncologico. La lettera indirizzata al ministro risale al 13 giugno. Poche righe per ribadire la stima dei professori dell’Ifo al vecchio dirigente. I meriti di Cognetti secondo i colleghi? Aver restituito all’istituto «una visibilità e una credibilità nazionale e internazionale mai conosciuta prima». Aver incrementato l’attività scientifica. Aver spinto al rientro in Italia prestigiosi ricercatori da tempo nel Nord America. In coda l’appello al ministro.
Tutto inutile. «Serviva un segnale di discontinuità», filtra dai piani alti dell’istituto. E così è stato. Ieri è arrivata anche la presentazione al personale del Regina Elena e alla stampa del nuovo direttore scientifico, Paola Muti, nominata il 4 agosto. Presentazione avvenuta in un’atmosfera surreale. Prima la lettura di uno scarno comunicato da parte del direttore generale dell’Ifo Marino Nonis, poi, una serie di lunghi interventi volti, teoricamente, a smorzare le polemiche. La dottoressa Ada Sacchi, direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale, è stata la prima. A seguire tanti altri. Tutti per dire «basta con le polemiche» e per attaccare la stampa, rea di «aver montato un caso che non esiste». Tra loro anche Bruno Jandolo, primario di Neurologia e tra i 27 pro-Cognetti: «Era solo un attestato di stima per il vecchio direttore, nulla di più. Non volevamo dare indicazioni al ministro».
Un’atmosfera quasi da Politburo. Ogni intervento teso a magnificare la scelta del ministero. Ma com’è stato possibile? Il sospetto è che fosse stato preparato tutto in anticipo. A mezzogiorno di ieri, un’ora prima dell’incontro pubblico, si è tenuto, infatti, il collegio di direzione. Presenti il direttore amministrativo, i due nuovi direttori e i capidipartimento. «In questi giorni sono uscite troppe notizie sulla stampa - esordisce Nonis -. Meglio stare attenti a quel che si dice visto che ci saranno anche i giornalisti. Sarebbe il caso, per esempio, che della lettera in favore di Cognetti parlassi tu», rivolto proprio a Jandolo che tenta di giustificarsi: «Il tono della lettera è stato frainteso, non era per confermare Cognetti, si trattava solo di un attestato di stima». «E allora dillo alla stampa», la replica secca di Nonis. Detto, fatto. All’incontro col pubblico un’unica voce. E poche ore dopo la soddisfazione dell’assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia: «Mi ha fatto piacere constatare il grande consenso espresso dalla larghissima maggioranza dei medici e dei ricercatori alla nomina del nuovo direttore». La replica direttamente da Laziosanità. L’agenzia regionale nominata proprio da Battaglia e presieduta dal dl Lucio D’Ubaldo ha votato all’unanimità un ordine del giorno per esprimere «preoccupazione per alcune nomine ministeriali negli istituti di ricerca del Lazio» e per criticare la politicizzazione delle scelte.
E i «ribelli»? In fondo alla sala a testa bassa. «Cognetti ha fatto bene - le parole del professor Silverio Tomao - e volevamo fosse riconfermato». Fa eco il primario di Urologia Michele Gallucci: «Noi vogliamo solo lavorare. Certo che se i tre quarti dei primari hanno firmato per Cognetti non si può dire che avesse l’istituto contro». Il nuovo direttore Muti, invece, prima cerca di evitare le polemiche, poi affonda la stilettata al suo predecessore: «Una vecchia concezione della scienza fa abbarbicare le persone alle poltrone». La questione-Regina Elena non è chiusa.