Era già scappato durante il processo

Diego Pistacchi

da Genova

Si è alzato, se ne è andato. Stava modellando la ceramica, è sparito. Aveva ucciso e squartato i suoi genitori perché vedeva in loro spiriti maligni, ora è libero e vaga nelle campagne fiorentine. Carlo Nicolini oggi ha 37 anni, in manicomio giudiziario ha passato gli ultimi undici della sua vita. Da quella sera del 20 luglio 1995 quando a Sestri Levante, in pieno clima balneare della Riviera Ligure, lo trovarono seduto in casa, sporco di sangue, tra gli organi dei suoi genitori che aveva fatto a pezzi con una mannaia.
Carlo Nicolini è da ieri un fuggitivo. Senza un centesimo in tasca ma con un’eredità di quasi tre milioni di euro che per lui è gestita da un curatore. È scappato, meglio è semplicemente scomparso ieri pomeriggio, a Montelupo Fiorentino. Aveva lasciato l’ospedale giudiziario per andare a seguire un corso di recupero organizzato dai volontari che propongono attività ludiche ai detenuti-pazienti della struttura. Era andato con altri compagni fino a quello stabile della zona industriale di Montelupo che viene utilizzata per queste sedute di riabilitazione. E lì aveva iniziato a modellare la ceramica. L’ultima volta che lo hanno visto seduto al suo posto erano le cinque e mezzo del pomeriggio. Quando si sono accorti che non c’era più erano già le sei. Mezz’ora di buco, ma sufficiente a far perdere le sue tracce.
Poi è partita la caccia all’uomo. Una missione impossibile al buio, per carabinieri e polizia penitenziaria che hanno cercato di seguire tutte le possibili via di fuga di Nicolini. Ma in quella zona, distante circa un chilometro dalla struttura che cura i detenuti psichiatrici, tutto sembra fatto apposta per ostacolare le ricerche. La stazione ferroviaria non ha le telecamere in funzione. E da lì, piena zona industriale, lungo la vecchia statale 67, passano anche diversi autobus extraurbani. Empoli, Pisa, Firenze. Tante le possibili destinazioni per un uomo senza meta che non conosce il posto e che non può fare il biglietto perché è senza soldi. Ma che non ha niente da perdere e che per questo potrebbe anche avere scelto di allontanarsi camminando.
Non è armato, assicurano gli agenti della penitenziaria e i volontari. Non lo era almeno fino a quando si è allontanato dal suo posto di ceramista. Ma è completamente incapace di intendere e volere. Così aveva sentenziato la perizia psichiatrica eseguita per la corte d’appello che lo aveva giudicato nel 1997, definendolo però «pericoloso socialmente». Proprio perché quel bravo ragazzo che tutti conoscevano nella frazione di Santa Vittoria di Libiola dove viveva con il papà medico condotto e la mamma casalinga non avrebbe mai fatto male a una mosca. Ma in una sera di follia arrivò a macellare i corpi dei suoi genitori, tanto che i primi a vedere i resti della coppia sparsi ovunque nella villa non scartarono l’ipotesi che il ragazzo avesse addirittura mangiato alcuni organi. E dopo avere risposto a con pacatezza a tutte le domande dei carabinieri, chiese: «Ora posso tornare ad accudire le mie pecore?». Impossibile condannarlo, ma anche impossibile lasciarlo libero, con il rischio di altre crisi del genere. Per questo era stato deciso di curarlo per almeno cinque anni in un ospedale giudiziario. Ma alla fine dei cinque anni la «pena» era stata prolungata perché Carlo Nicolini non era certo guarito.
Ora, appunto, è libero nelle campagne fiorentine. Fuggito da una struttura che negli ultimi anni ha visto sparire almeno altri cinque «pazienti» tutti nelle stesse condizioni. E ora gli abitanti della zona guardano ancora con terrore a quegli elicotteri che provano a squarciare il buio con i fari per trovare un potenziale omicida sparito senza lasciare traccia. Le ricerche sono state estese anche al di fuori della Toscana, sono stati allertati i carabinieri della Liguria, ma sembra quasi impossibile che Nicolini possa riuscire a trovare la strada per tornare a casa da dove manca da undici anni e dove ha ancora qualche parente.