Era giornalismo

Le persone anziane devono pur ritrovarsi da qualche parte: perciò hanno inventato le bocciofile, Cortina d’Ampezzo e i premi di giornalismo. Il problema è che ormai sono tutti giornalisti: gli addetti stampa come le porgitrici di microfono come il Gabibbo e i marchettari di settore. In compenso fotografi e cameramen non sono giornalisti nonostante forniscano immagini che sostituiscono le notizie, in compenso uno come Roberto D’Agostino viene considerato un coltivatore di pettegolezzi quando mezz’ora della sua giornata fornisce più notizie che l’intera vita professionale di Beppe Severgnini. In questo scenario si muove anche «È giornalismo», premio dove le avanguardie di Enzo Biagi e Giorgio Bocca decretano annualmente un vincitore con le seguenti caratteristiche: che faccia parte del giro Corriere-Stampa-Repubblica e che abbia in uggia un certo leader politico. Il capolavoro di quest’anno, involontariamente rivelatore, è che il premio non è andato a un giornalista bensì a un economista come Francesco Giavazzi: un signore molto bravo che scrive sul Corriere, ma che nell’attuale scenario rappresenta tutto quel che il giornalismo non è più. Giavazzi è l’uomo della sinistra mediatica e bancaria che ha scommesso su Prodi e gli indica la via; è l’uomo della fusione perfetta, benedetta da Paolo Mieli, tra un giornale che abbia potere e un potere che abbia un giornale. Premiarlo è giusto.