Era Hitler l’idolo dei bulli di Viterbo

Trovati slogan neonazisti in un pc e in un telefonino dei tre adolescenti che hanno bruciato i capelli a un coetaneo

da Viterbo

Avevano creato un vero e proprio «rituale». Prima di spegnere i mozziconi di sigaretta sulle braccia del compagno di scuola e bruciargli i capelli, i tre bulli di Viterbo si erano divertiti a «seviziarlo» psicologicamente. Torture evidenti in quelle scritte e nella croce celtica, tracciate con forza sul volto del coetaneo.
Emergono nuovi particolari sul caso scoperto il 5 maggio scorso, che ha come protagonisti un quattordicenne e due tredicenni e come vittima un coetaneo, tutti appartenenti alla scuola media «Piero Vanni». I tecnici della squadra mobile hanno trovato nel computer e nel videotelefonino dell’aguzzino più grande (l’unico arrestato su disposizione della Procura presso il tribunale dei minori di Roma, gli altri due non sono imputabili perché non hanno compiuto 14 anni, ndr) un’immagine davvero triste del «trattamento» riservato al compagno. Su una guancia del tredicenne spicca la scritta «sono 1 handicappato» e sul mento «Acab», l’acronimo di «all cops are bastard», ovvero «tutti i poliziotti sono bastardi». Ma non finisce qui. Il questore di Viterbo, Raffaele Micillo, e il capo della Mobile rivelano che sono state sequestrate anche numerose foto e filmati a sfondo neonazista che, al di là dell’effettiva appartenenza o meno dell’arrestato a gruppi estremistici, sarebbero indicative dell’indole dei protagonisti e del «brodo di coltura» in cui sono maturati. Nei supporti informatici analizzati dalla scientifica, oltre a croci celtiche, foto di Hitler e Mussolini e scritte come «Hitler è uno di noi», «Banda Liboni assenti-presenti», ci sarebbero riprese di giovani a volto coperto che fanno il saluto fascista, di scontri con le forze dell’ordine e del gruppo ultras viterbese «Questione di stile». Ieri il capobanda è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia e il Gip nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi sulla richiesta di liberazione avanzata dai legali dell’indagato, al fine di consentirgli di tornare a scuola. Tra gli aguzzini comparirebbe anche una ragazza, che frequenta lo stesso istituto e qualora avesse compiuto 14 anni potrebbe essere indagata. «La presenza dell’adolescente non sorprende - dichiara il questore Micilli - se solo si pensa che i genitori del più grande, anziché condannare i gesti del figlio, hanno attaccato indirettamente il preside della scuola per aver segnalato l’esistenza del filmato. Un comportamento che dimostrerebbe l’assenza del ruolo delle famiglie nell’educazione». Proprio per questo entro fine mese sarà aperta proprio a Viterbo una sede decentrata dell’ufficio del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, dedicato a minori italiani e immigrati.