"Era l’arbitro, ma nella partita favorì Fiorani e violò le regole"

Milano - Lo paga caro, quel «bacio in fronte». E lo paga con una sentenza che non ha precedenti nella storia di via Nazionale. Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia, è stato riconosciuto colpevole del reato di aggiotaggio e condannato ieri dal tribunale di Milano a 4 anni di reclusione, un milione e mezzo di euro di multa, l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e il divieto di avere rapporti con la pubblica amministrazione per due anni. Finisce così uno dei processi sull’estate delle scalate bancarie, quella che nel 2005 mise nel frullatore istituti privati e istituzioni pubbliche, scoperchiando una fitta trama di relazioni, accordi sotterranei, spartizioni di pacchetti azionari. Tutto in nome dell’italianità del sistema creditizio, idea sostenuta e difesa proprio da Fazio. Il quale, secondo i giudici, favorì la cordata di Gianpiero Fiorani nella conquista di Antonveneta da parte di Bpi (già Popolare di Lodi), a scapito degli olandesi di Abn-Amro. Era la notte tra l’11 e il 12 luglio di sei anni fa. L’ex governatore aveva anticipato all’ad della Banca popolare italiana il via libera di Bankitalia all’Opa. «Tonino, ti darei un bacio in fronte», gli disse al telefono Fiorani. Un’intercettazione che fece il giro del mondo, e che divenne la fotografia dell’intreccio di interessi fra l’arbitro della partita bancaria a una parte dei giocatori. E, ieri, il tribunale ha presentato il conto.
Oltre a Fazio (per i quali i pm avevano chiesto 3 anni di reclusione e una multa di 100mila euro), condannati anche lo stesso Fiorani (1 anno e 8 mesi per aggiotaggio, dopo aver già patteggiato 3 anni e 3 mesi per appropriazione indebita), l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte e il suo vice Ivano Sacchetti (per entrambi 3 anni e un milione di multa), l’immobiliarista Luigi Zunino (2 anni e 8 mesi e 850mila euro di multa), il senatore del Pdl Luigi Grillo (2 anni e 8 mesi), l’imprenditore Carlo Baietta (1 anno e 8 mesi), il consulente finanziario Bruno Bertagnoli (1 anno e 6 mesi), gli imprenditori Marcello Dordoni, Giuseppe Ferrari , Luigi Gallotta, Gianpiero Marini, Luigi Pacchiarini, Paolo Raimondi, Sergio Tamagni (tutti condannati a 1 anno e 8 mesi). La pena più alta è toccata alò fiduciario Francesco Ghioldi (6 anni). Assolto, invece, l’ex capo della vigilanza di Bankitalia, Francesco Frasca, per il quale la Procura aveva chiesto 1 anno e 3 mesi di reclusione. Infine, il tribunale ha condannato Unipol - a processo in qualità di persona giuridica - a una sanzione di 900 mila euro e alla confisca di 39, 6 milioni di euro.
Ma a fare più scalpore, inevitabilmente, è la «tegola» caduta sulla testa Fazio, non primo governatore nella storia della Banca d’Italia a finire nei guai con la giustizia, ma il primo per il quale viene pronunciata una sentenza di condanna. «Ho operato sempre per il bene», è il suo commento. Il pm Eugenio Fusco, invece, tracciò un altro quadro. «Il progetto di scalata - disse nel corso della requisitoria - rientrava in una logica del riassetto del sistema bancario italiano secondo il “dirigismo” di Fazio, in spregio a tutte le regole del Testo Unico della Finanza, del Codice Civile e del Codice Penale». «Se non ci fosse stato Fazio - aveva aggiunto Fusco - non ci sarebbe stata l’estate delle scalate bancarie. Non dico sia stato il regista, ma senza di lui non ci sarebbe stata nemmeno la scalata a Bnl». Fazio e Fiorani, un tempo due facce della stessa medaglia. Poi, su sponde opposte. In aula, nel gennaio del 2010 l’ex governatore spiego di aver «sempre agito nel rispetto della legalità mentre Fiorani che cercai di fermare ha rivelato nel tempo un comportamento fraudolento». Per il banichiere di lodi, invece, fu «Fazio tra fine marzo e inizi aprile del 2005 a dirmi che dovevamo fare fallire l’Opa di Abn Amro sull’Antonveneta». E i giudici sembrano aver dato più credito a questa versione.
Dopo quasi tre anni di processo si chiude così il primo capitolo sull’estate dei «furbetti». Un altro, quello sulla scalata di Unipol a Bnl, è in dirittura d’arrivo. Processi a tappe forzate, per scongiurare il rischio della prescrizione. La deadline, fissata per la fine del 2012, non è poi così lontana.