Era il simbolo dell’imperialismo, ora per la sinistra è «zio Rupert»

A un certo punto lo squalo perde i denti. Si può accarezzare: non fa più male, perché se diventa il nemico del mio nemico, allora è mio amico. Buono e bravo, geniale e innovatore. Anzi un innovatore di 77 anni, come a dire che non ce ne sono in giro così. Unico. Allora benvenuto, zio Rupert. Benvenuto nel mondo che conta. Il cattivo imperialista della notizia non c’è più: i giornali di sinistra e gli intellettuali lo riabilitano in mezza giornata. Era il cannibale, l’uomo che ha venduto il giornalismo in cambio di un immenso affare personale. Adesso è una specie di totem della libertà d’informazione. Così Repubblica, nel suo inserto economico Affari e Finanza, ieri ha raccontato che lui e solo lui ha capito tutto del futuro dei giornali: «Si abbatteranno meno alberi, si passerà dai newspaper ai newsbrand. E tutto si giocherà sulla credibilità». Due frasi per riassumere la riabilitazione immediata: Murdoch trasformato contemporaneamente in neoambientalista, in imprenditore lucido e in bastione della qualità dei giornali.
È la stessa persona che fino a qualche tempo fa lo stesso quotidiano raccontava come il perfido magnate affamato di giornali in difficoltà da prendere, stravolgere e trasformare in piccoli pezzetti del suo impero mediatico. Ad aprile scorso, Alexander Stille ha raccontato il mondo dell’informazione Usa sconvolto dalle prime mosse di Murdoch come nuovo editore del Wall Street Journal. Perché il Wsj era ed è il punto di riferimento di tutto il mondo conservatore americano, però contro il tycoon australiano si doveva difendere anche un giornale di destra. «C’era una volta la legge antitrust», scriveva Stille. Come a dire che c’era un’epoca pre-Rupert e una post e quella pre era ovviamente molto meglio. Poi il racconto amareggiato del crollo delle vendite dei quotidiani negli Stati Uniti con il New York Times in calo del 9 per cento. Stille piange per la crisi del quotidiano più liberal del pianeta e poi serve la frecciata anti-Murdoch: «È difficile pensare che la salvezza possa arrivare da Murdoch, se si guarda ai suoi precedenti e a questi pochi mesi in cui ha governato il Wall Street Journal (...). Negli anni Ottanta, il direttore distribuiva all’inizio della settimana l’elenco degli articoli per la prima pagina. In altre parole erano progettati e scritti meticolosamente, non tirati fuori in fretta e furia in risposta alle notizie del giorno». Come a dire che adesso il giornale, invece è sciatto e quotidiano.
Uno schifo, quindi. Uno schifo di alto livello, ma schifo. Allora perché adesso improvvisamente la strategia di Murdoch è di qualità? Ora il mangia giornali è l’innovatore, in nome dell’anti-berlusconismo. Perché non si capisce la giravolta, altrimenti. Incensato, gratificato, ripulito da quel fango che gli avevano gettato addosso per una vita. Giuseppe Giulietti qualche anno fa sul Manifesto raccontò l’«assoluta funzionalità del progetto di Murdoch a un'idea del mondo, dove un pugno di arditi mette sotto controllo il pianeta, accende i riflettori mediatici per omologare cultura, linguaggi, senso comune all'unico stile di vita possibile, che è anche l'unica organizzazione economica e sociale possibile: quella della nuova destra». Giulietti oggi sta con Di Pietro ed è saltato in sella al movimento che vede nel magnate australiano la luce della libertà. Bisogna mettersi d’accordo, perché per Giulietto Chiesa, uno dei guru della sinistra italiana in Europa e anche altrove, Murdoch vorrebbe che la gente si immedesimasse completamente nelle soap opera per poterla fregare indisturbato. Ora no o non più. La coincidenza con la polemica con il governo è solo una coincidenza, appunto. Perché il giudizio cambia, certo. Legittimo. Perché restare fermi a vecchi schemi e vecchie logiche? La sinistra si evolve per definizione. Progressisti, giusto? Vuol dire che vanno avanti.
Ecco su Murdoch l’hanno fatto in fretta. Questione di opportunità, non di opportunismo, certo. Poi sono giustificati: le testate di Murdoch hanno appoggiato Obama alle presidenziali Usa, compreso il Times di Londra, dove non si votava, ma dove hanno sentito l’esigenza di fare un endorsement. Stai a vedere che prima non avevano capito niente di zio Rupert. Deve averli traditi Repubblica, ancora una volta. Sempre Stille, poi. Che è americano e non ragiona con logiche italiane. Fu lui a raccontare in prima pagina il terrore dei giornalisti - anonimi, ovviamente - del Wall Street Journal all’arrivo di Murdoch: «Ci sta invadendo». Il barbaro Rupert. Era un anno e mezzo fa, ora è un uomo cambiato.