«Erano due bravi ragazzi, belli e buoni»

Patricia Tagliaferri

In un primo momento alla mamma del giovane rom morto tra le fiamme nel campo nomadi Casilino dopo aver messo in salvo la famiglia, non hanno detto del sacrificio di Sasha. Nessuno aveva il coraggio di dire che il suo ragazzo si era messo in salvo, ma che non ha esitato a ributtarsi nell’inferno di fuoco per tentare di salvare la moglie Lijuba, che da due mesi aveva in grembo in loro primo figlio. Quando lo ha capito è rimasta immobile, nella sua veste bianca, ad assistere in silenzio alla disperazione della figlia Sandra e delle cugine. «Era un bravo giovane - ricorda un dirigente della polizia municipale accorso sul luogo della tragedia - andava a scuola con una delle mie figlie ed è stato anche a casa mia».
In questo caso, a quanto pare, a far superare il pregiudizio diffuso sui nomadi non è solo il gesto di Sasha ma anche le testimonianze di chi lo conosceva. A cominciare da quelle degli operatori della Comunità di Sant’Egidio: «Erano nati e cresciuti a Roma dove le rispettive famiglie si erano trasferite da quasi 40 anni. Lilli e Sale - così li chiamava chi li conosceva bene - avevano 17 e 16 anni, erano belli: lei una splendida ragazza con lunghi capelli neri e un sorriso timido che le illuminava il volto; lui biondo magro e alto. Erano simili ai loro coetani non zingari ed erano anche buoni: l’esatto contrario dello steretipo dello zingaro “brutto, sporco e cattivo”. Due mesi fa il loro matrimonio è stata una festa bellissima. Nonostante il disagio e i problemi li sfiorassero ogni giorno, loro erano due bravi ragazzi. Niente bambini sfruttati, niente furti, niente galera. Avevano frequentato la scuola e la presenza di tanti maestri e professori stamattina (ieri, ndr) al campo è stata una bella testimonianza d’affetto. Volevano come tanti loro coetanei che il mondo fosse migliore e pensavano di poterlo cambiare insieme a noi».
Anche il sindaco Walter Veltroni ha voluto ricordare il gesto di Sasha: «Nella sua tragica scomparsa il giovane ha dato prova di un coraggio, di un altruismo e di un amore di fronte ai quali possiamo solo esprimere massimo rispetto e la più grande partecipazione». Cordoglio è stato espresso anche dall’assessore alle Politiche Sociali Raffaela Milano, subito accorsa sul posto, che parla di Sasha come di una «persona che ha dato prova di grande coraggio e umanità». «Il coraggio e il gesto d’amore del giovane Sasha - è il commento del presidente della Provincia Enrico Gasbarra - non potranno essere dimenticati».
Cordoglio ai familiari delle due vittime è stato espresso anche dal capogruppo di An alla Provincia, Piergiorgio Benvenuti, che mette in guardia dalla pericolosità dei campi nomadi: «Oggi è il momento del dolore e non delle polemiche. Certamente, in attesa di conoscere le dinamiche del tragico incidente, vi è da evidenziare come tali agglomerati all’interno della città, per ragioni logistiche, sanitarie e di organizzazione, non solamente creano disagi nelle zone dove si trovano, ma creano pericolo anche agli stessi nomadi che vivono in condizioni disumane».