Eravamo tre amici a Vastoora son rimasto solo al bar...Bersani, il pub e la birra

Dalla foto di Vasto con Vendola e Di Pietro, all'immagine "rubata" in un pub capitolino, dove il leader Pd prepara il discorso dell'assemblea nazionale

Dalla foto di Vasto a quella di Roma. Dall'abbraccio trino (con Di Pietro e Vendola) al boccale in solitaria. Solitudine o concentrazione. Tristezza o professionalità. Al netto dei sentimenti relativi che suscita, la foto di Pier Luigi Bersani, rubata in un locale al centro di Roma, è lo specchio di un leader isolato. In tutti i sensi. Seduto davanti a un boccalone di birra chiara, con la penna in mano e gli occhiali abbassati sul naso, l'immagine del segretario democratico ha fatto più breccia della nuova campagna (flop) di tesseramento del Pd . Su internet è tutto un parlarne.

Pier Luigi Bersani è intento a rivedere gli interventi da fare all’assemblea nazionale del Partito democratico. A scattare la foto con il suo telefonino al pub capitolino Open Baladin, dietro via dei Coronari, e postarla su Twitter è stato Luca Sappino, giovane consigliere municipale di Sel. Con un titolo che è tutto un programma: "Leader di grande partito del fu centrosinistra cerca compagni di bevute".

La foto è diventata in un attimo un tormentone. I commenti si sono divisi tra elogiativi e scettici, per non dire altro. Un complimento a Bersani è arrivato anche dal responsabile della Cultura del Pd, Matteo Orfini, che ha scritto: "A me pare una immagine bella. Un segretario di partito che, seduto in una birreria, si scrive il discorso da solo invece di farlo fare a qualche ghost writer trasmette un’idea della politica come la pensiamo noi molto più vera di quella che di solito raccontano i giornali. Altro che solitudine".

Sarà. Però, l'ultimo periodo politico di Bersani non sembra proprio all'insegna della compagnia. Anzi, è fedele a quell'immagine. La foto di Vasto sembra ormai un ricordo lontano. E nei giorni scorsi, Vendola ha addirittura minacciato il Pd di creare un polo di governo alternativo insieme con Di Pietro. 

All'interno del partito di Bersani si confrontano poi divergenze di non poco conto su temi importanti come il mercato del lavoro e la legge elettorale. Poi c'è il rapporto con le aree di minoranza che criticano la leadership bersaniana (dai veltroniani ai fioroniani), poi ancora il rapporto, in fase di costruzione, con il Terzo Polo, a cui sta lavorando Beppe Fioroni.

E infine l'appoggio del Pd al governo Monti e i malumori di alcuni esponenti dello stesso Pd che chiedono la convocazione di un congresso per rivedere le linee guida del partito e discutere sullo stesso vertice. Insomma, il rischio che Bersani rimanga solo c'è. Indipendentemente dal fatto che sia lui a scaricare o a essere scaricato. 

"Il governo Monti ha cambiato il Pd, ora Bersani convochi al più presto il congresso per ridiscutere la linea del partito", ha tuonato il senatore democratico Enrico Morando al Foglio, aggiungendo poi che "il governo Monti sta offrendo a tutti i riformisti una lezione esemplare. In due mesi sono state messe all'ordine del giorno tutte quelle riforme di cui il nostro paese aveva bisogno da vent'anni e i sondaggi mi sembra che stiano premiando la scelta di appoggiare le politiche presentate dal presidente del Consiglio. Si tratta però di una piccola rivoluzione rispetto a quanto professato fino a due mesi fa dai vertici del nostro partito, basti pensare al fatto che la nostra segreteria ha dovuto fare un passo indietro nella difesa a oltranza dell'articolo 18...".

Insomma, il ginepraio in cui Bersani è costretto a districarsi è irto di insidie. Tra la scelta di spostare il baricentro del Pd a sinistra oppure a destra, tra capire come sfruttare l'appoggio al governo e ammettere che lo stesso appoggio abbia costretto il Pd a mettere in discussione alcuni punti programmatici, c'è una discussione ancora più profonda che riguarda la figura stessa di Bersani e la sua autorevolezza nel partito.