Erba, c'è anche il giallo del sosia

Un’immagine scattata con un cellulare ritrae un uomo somigliante al presunto assassino. I coniugi Romano, interrogati a lungo, hanno ribadito la loro innocenza. I Ris: "Elementi nuovi per le indagini"

Erba - Una sagoma, un profilo nell'oscurità di quella sera dell'11 dicembre. Un tassello in più che arriva ad inserirsi nel complesso mosaico che gli investigatori stanno mettendo a punto per ricostruire la strage di via Diaz a Erba. Una sagoma, un profilo nell'oscurità, di un uomo di taglia e corporatura simile a quella di Olindo Romano, il netturbino di 44 anni, vicino di casa di Raffaella Castagna e Azouz Marzouk, in carcere da lunedì sera assieme alla moglie Rosa con l'accusa di pluriomicidio.
È la foto scattata con un telefono cellulare da un testimone, intorno alle 21.30, la sera della strage di Erba. Un'immagine, puntualmente consegnata agli investigatori e trasmessa da Sky Tg24 che mostra un uomo somigliante a Romano, davanti alla casa della strage, subito dopo l'arrivo dei vigili del fuoco. Un particolare che, anche se gli investigatori non giudicano al momento «fondamentale per l'inchiesta», darebbe un altro scossone all'alibi dei coniugi. Ma quello non sarebbe Olindo. Quella è l’ombra di un sosia. Il supertestimone Mario Frigerio dice di ricordare come killer un uomo che somiglia al suo vicino Olindo. Giallo nel giallo: la foto ritrae un signore a detta di tutti che ha corporatura e tratti simili a quelli del sospettato. Talmente simili che l'emittente comasca Espansione Tv ieri ha dovuto mandare in onda un'intervista realizzata fra la gente in via Diaz la sera del massacro di Erba: nell'intervista parla un uomo il cui aspetto e il cui abbigliamento sono esattamente gli stessi di quelli dell'uomo che compare nella foto consegnata ieri ai carabinieri e trasmessa da Sky. L'uomo, precisa la stessa Espansione Tv che l'aveva intervistato, non è il fermato Olindo Romano. È un sosia, appunto. Un elemento che ingarbuglia una storia che invece avrebbe solo bisogno di una certezza.
E questo spiega perché ieri i carabinieri dei Ris sono tornati nella casa della strage e ci sono rimasti per sette ore andandosene in serata con nuovi reperti. «Siamo fiduciosi - ha dichiarato il colonnello Garofano, lasciando la casa di via Diaz - siamo tornati qui e ci torneremo domani per continuare il lavoro che abbiamo svolto fino ad oggi. Una volta completato questo lavoro consegneremo le nostre conclusioni alla magistratura». «Siamo a buon punto», gli ha fatto eco il procuratore di Como, Lodolini. I militari hanno setacciato minuziosamente la palazzina gialla, soffermandosi a lungo nella casa dei coniugi fermati e in particolare nel locale adibito dai Romano a lavanderia. Poi sono passati ad esaminare il loro camper, parcheggiato nel cortile interno. Un veicolo che, all'apparenza, sembra lindo, come nuovo. Smacchiato sistematicamente da Rosa Bazzi, fanatica della pulizia e curato da suo marito pignolo e ordinatissimo in casa come nella vita.
Altri accertamenti sono stati poi compiuti nella casa di Raffaella Castagna, sia nell'appartamento che sul terrazzino e poi anche al piano superiore, nella mansarda in cui vivevano i coniugi Frigerio e dove l'assassino ha inseguito e ucciso Valeria Cherubini. Oggi i pm titolari dell'inchiesta depositeranno la richiesta di convalida del fermo. Sarà il gip Nicoletta Cremona, a prendersi poi 48 ore per decidere se i coniugi Romano debbano restare in carcere. Loro continuano a professarsi innocenti: «Noi non c’entriamo nulla».