Erba, carcere a vita per Olindo e Rosa

Condannati in primo grado i coniugi Romano per la strage del 2001. Accolte le richieste del pm. I due dovranno anche scontare tre anni di isolamento diurno e risarcire tutte le parti civili. La Corte ha deciso dopo sette ore di camera di consiglio. Applausi in aula. La difesa: "Sentenza già scritta, faremo ricorso". Frigerio, il sopravvissuto: "Ora separateli". Carlo Castagna: "La parola ergastolo mi angoscia, ma giustizia è fatta"

Como - Sette ore di camera di consiglio. Per decidere di accogliere in pieno le richieste del pm Massimo Astori e di condannare all'ergastolo con isolamento diurno per i primi tre anni Olindo Romano e Rosa Bazzi. I giudici della Corte di assise di Como li hanno dichiarati colpevoli per tutti i reati: dei quattro omicidi e del tentato omicidio. Dovranno anche risarcire tutte le parti civili. Applausi in aula alla lettura della sentenza, con il pubblico che ha anche inseguito il giudice fuori dal tribunale per ringraziarlo. Mentre uno dei difensori ha sbottato: "Tutto secondo copione, tutto previsto e calcolato". Questo il primo commento dell’avvocato Enzo Pacia, capo del pool difensivo dei coniugi Romano che non hanno assistito alla lettura del dispositivo all'interno della gabbia gialla.

Risarcimenti La sentenza fissa anche le provvisionali di risarcimento danni alle parti civili: quella più consistente a Mario Frigerio, l’unico scampato alla strage di Erba e super testimone contro i due coniugi. Per lui 300mila euro, 20mila in meno rispetto a quanto chiesto dall’avvocato Manuel Gabrielli; 60mila euro, invece, ad Azouz Marzouk, e 10mila euro a testa per i suoi genitori; 10mila euro ciascuno ai figli di Frigerio, Elena e Andrea. La sentenza fissa anche i risarcimenti delle spese legali sostenute dalle parti civili: 11mila per Azouz, 10mila per i suoi genitori, 40mila per la famiglia Frigerio, 25mila per la famiglia Castagna.

Le reazioni della procura "È stato coronato il lavoro di una equipe di ottimi magistrati che ha lavorato giorno e notte a queste indagini". È il commento alla sentenza del procuratore di Como, Alessandro Maria Lodolini. "I giudici ci hanno dato ragione - ha concluso Lodolino -: credo non abbia vinto nessuno se non la giustizia". Anche il pm Massimo Astori non perde la calma: "L'ergastolo - dice - era l'unica sentenza possibile".

La rose bianche di Azouz Per tutta l’ultima udienza, in attesa della sentenza, Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba, ha tenuto in mano due rose bianche. "Sono per i miei cari, ora potranno riposare in pace" così ha detto il tunisino. Subito dopo aver ascoltato le parole del giudice, Azouz, trattenendo le lacrime, ha chiesto al suo legale Roberto Tropenscovino: "Avvocato, ergastolo vuol dire per tutta la vita?". E, alla risposta positiva del legale, Azouz ha ripetuto più volte le parole "per tutta la vita" nella sua lingua. Il legale ha poi reso noto che i soldi di risarcimento decisi dal giudice saranno tutti devoluti ad un’associazione benefica milanese, che si occupa di bambini bisognosi.

Carlo Castagna si commuove Commosso, Carlo Castagna, padre, marito e nonno di tre delle vittime della strage di Erba, alla lettura della sentenza: "La parola ergastolo mi angoscia - ha commentato -, ma giustizia è fatta. Volevamo una pena giusta commisurata a quello che hanno fatto, non abbiamo mai cercato vendetta. Penso che due anni fa in questo periodo - ha aggiunto - stavamo preparando la festa di Natale, poi il nostro mondo è completamente crollato. L’aspetto forse più difficile da sopportare - ha notato - è stato vedere l’atteggiamento di Rosa e Olindo che si sono sempre comportati come se fossero lì per caso e alla fine hanno provato anche a parlare di condoglianze".

La famiglia Frigerio "È stata fatta giustizia, ma la pace è ancora lontana". Così Andrea Frigerio, figlio di Mario, l’unico sopravvissuto alla strage di Erba, e che nell’eccidio perse la madre Valeria Cherubini. Il padre invece, per voce del suo legale Manuel Gabrielli, fa notare come l'ergastolo sia "una sentenza giusta. E spera che non escano mai più dal carcere e di vederli divisi per sempre".

Le difese "A Como, lo sapevo, non poteva che finire così: sono stati dipinti come dei mostri e mostri dovevano essere". Questo ha aggiunto l’avvocato Pacia annunciando che la difesa ricorrerà in Appello. "Ci sono tre gradi di giudizio - ha aggiunto - e nella mia carriera ho visto un sacco di volte sentenze di ergastolo completamente capovolte". Pacia ha poi aggiunto che è stato lui a consigliare ai suoi assistiti di non essere presenti alla sentenza. "Prevedevo quello che sarebbe successo e ho voluto risparmiare loro questo momento - ha detto -, soprattutto per Rosa che è una persona molto sensibile". Il collega Fabio Schembri ha parlato di processo "monco in cui i diritti difensivi sono stati compressi". Poi ha commentato così: "E' una sentenza già scritta questa estate".

Le accuse I Romano sono stati ritenuti colpevoli di aver ucciso l’11 dicembre del 2006 la vicine di casa Raffaela Castagna e Valeria Cherubini, il piccolo Youssuf, la nonna Paola Galli. Colpevoli di aver attentato alla vita dell’unico superstite, Mario Frigerio. L’impianto accusatorio messo in piedi dai pm Mariano Fadda e Massimo Astori, una lunga lista di testimoni (157 per la difesa, 53 per l’accusa, 30 per le parti civili), le intercettazioni ambientali e il racconto del superstite che dal 29 gennaio scorso hanno fornito strumenti ai giudici per ricostruire la tragedia lasceranno Olinda e Rosa dietro le sbarre. Era stato un pool di cinque magistrati (oltre ai due pm, il procuratore capo di Como, Alessandro Lodolini, e i sostituti Simone Pizzoti e Antonio Nalesso) a indicare la porta del carcere alla coppia: 28 giorni di indagini dopo la strage, infatti, 0lindo e Rosa furono accusati di esserne i responsabili e rinchiusi nel carcere di Bassone dove, dopo due giorni arrivò la confessione, in seguito ritrattata (il 27 ottobre 2007). Due udienze preliminari hanno stabilito il rinvio a giudizio della coppia e dopo nove mesi di processo è arrivata la condanna: carcere a vita per aver ucciso 3 donne, un bambino di due anni, per aver ridotto in fin di vita un pensionato di 67 anni e per aver dato fuoco a tutto. Nella requisitoria il pm Astori aveva chiesto 8 ergastoli (uno a testa per ogni vittima), venti anni per il tentato omicidio, 4 per l’incendio e altrettanti per la tentata distruzione del cadavere, due per la violazione di domicilio, un anno e 150 euro di ammenda per il porto abusivo di arma da taglio.

Il processo Il processo di primo grado per la strage di Erba si è concluso dopo oltre sette ore di Camera di consiglio che si è tenuta al termine dell’ultima delle 23 udienze. Il procedimento è iniziato il 29 gennaio 2007 con l’ascolto di oltre 100 testimoni tra i quali l’unico sopravvissuto alla mattanza, Mario Frigerio. L’uomo, davanti ai giudici, ha riconosciuto in Olindo il suo aggressore. Altri punti di forza della difesa sono stati probabilmente la macchia di sangue sull’auto degli imputati e la loro doppia confessione, poi ritrattata, che i difensori hanno cercato inutilmente di screditare. Allo stesso modo gli imputati, nel corso di diverse dichiarazioni spontanee, hanno detto di essere estranei ai fatti e di essere stati indotti a confessare dalle pressioni degli inquirenti anche se la parola "innocenti" Olindo l’ha pronunciata solo stamane prima che la corte si ritirasse per decidere.

Olindo: "Siamo innocenti" "Io e la Rosa ci siamo amati come il giorno che ci siamo sposati, che ci siamo uniti in matrimonio. Allora come oggi io per mia moglie farei ogni cosa, come lei per me. Se oggi siamo qui è perché quella mattina del 10 gennaio, trasportati, indotti dalla disperazione, confusi, in solitudine, smarriti, ci siamo aiutati a vicenda. Non siamo quelli che ci hanno descritto, siamo persone umane". Ancora una volta, prima della sentenza, Olindo ha preso la parola per dichiarazioni spontanee e per ribadire come quelle confessioni, rese in carcere nel gennaio dello scorso anno, fossero invenzioni. "Quella tragica sera ha cambiato la vita di tante persone, ma anche la nostra. Facendoci iniziare un cammino di sofferenza in solitudine". Mentre l’ex spazzino parla, Carlo Castagna manifesta sdegno e sta per perdere la pazienza. Viene trattenuto dal suo avvocato di parte civile Francesco Tagliabue. In aula qualcuno urla ripetutamente "vergogna" inducendo il presidente della corte a invitare all’ordine e al silenzio. Olindo sottolinea quella sua sofferenza spiegando che "questo aspetto nessuno l’ha mai considerato. Così come noi soffriamo, così noi comprendiamo il vostro dolore", dice rivolgendosi ai familiari delle vittime della strage di Erba. "Ribadisco la nostra innocenza e vorrei esprimere, io e Rosa, il nostro più sincero dispiacere per le persone morte, che ci hanno lasciati, per tutti i loro familiari e per quelli che gli vogliono bene". È questa l’ultima frase a indignare Castagna e le altre parti lese. Il presidente Bianchi dichiara chiuso il dibattimento e si ritira in camera di consiglio con un monito: "quando esco non voglio sentire volare mosca in aula, altrimenti sarò costretto a farla sgomberare".