Erba, i Romano in aula Il pm: sui cadaveri la firma degli accusati

Primo colpo di scena davanti alla corte d'assise di Como per Olindo e Rosa, arrivati insieme sullo stesso cellulare e chiusi nella stessa gabbia. Ma i giudici respingono la richiesta di annullare le confessioni. Immagini consentite a Rai 3, ma solo dopo il verdetto. Folla di curiosi

Como - "Su quei cadaveri c’è la firma degli imputati". Intende dimostrare questo il pm Massimo Astori che nel pomeriggio ha cominciato a illustrare le richieste di prova. Astori ha parlato di "perimetro agghiacciante" a proposito del quadruplice omicidio e del tentato omicidio. "Nulla è rimasto oscuro - ha detto -, tutto è stato portato alla luce". Si è trattato di "pochi minuti in cui vengono abbattute cinque persone, una delle quali si è salvata". Attraverso testi, prove scientifiche e prove logiche il pm intende ricostruire la "fase preparatoria particolare" con appostamenti e pedinamenti che i coniugi Romano avrebbero messo in atto nei confronti della famiglia di Azouz Marzouk. Per il pm ci fu anche una "pianificazione dei comportamenti per eludere le probabili intercettazioni telefoniche" nell’abitazione dei Romano. Il magistrato intende dimostrare che "Romano Olindo e Bazzi Rosa sono gli autori di tutto ciò".

Curiosità Curiosi in fila dall'alba. La famiglia Castagna in tribunale per costituirsi parte civile. Azouz in aula anche lui. Gli elementi del "processo dell'anno" ci sono tutti. Si può cominciare. Inizia oggi a Como il processo a Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi accusati della strage di Erba in cui, nel dicembre 2006, morirono quattro persone. In tribunale, dove sono arrivati entrambi gli imputati, sono presenti pubblico e giornalisti, per un processo che rischia di trasformarsi in uno spettacolo, anche se i curiosi all’esterno della procura si sono dimostrati meno numerosi del previsto.

Scontro sulle riprese tv Il presidente della Corte d’assise di Como, Alessandro Bianchi, ha deciso di autorizzare le riprese televisive del processo limitandole, però, alle sole telecamere di Rai3, con la trasmissione "Un giorno in Pretura". Un solo vincolo: la diffusione dovrà avvenire solo dopo la sentenza. Il giudice ha di fatto accolto l’orientamento prevalente tra le parti salvo quello del legale della famiglia Castagna, Francesco Tagliabue, che prima della decisione aveva resa nota la contrarietà dei propri assistiti alle riprese tv perché "potrebbero alimentare un inutile e dannoso processo mediatico". Il giudice ha rilevato il "particolare interesse pubblico" nel processo e concesso le riprese delle tre telecamere di Rai3 in rappresentanza del servizio pubblico fermo restando il divieto di riprese nei casi previsti dalla legge. Deciso anche il divieto delle riprese fotografiche durante il processo e vietata anche la diffusione audio.

"Annullate le confessioni" I giudici sono riuniti in camera di consiglio per decidere su alcune eccezioni preliminari sollevate dai difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Gli avvocati Fabio Schembri e Luisa Bordeaux hanno lamentato "lacune e irregolarità" nell’ambito delle indagini chiedendo che siano dichiarati nulli numerosi accertamenti tra cui i verbali degli interrogatori in cui la coppia confessò il quadruplice omicidio, per poi ritrattare in udienza preliminare. Alle eccezioni si è opposto il pm Massimo Astori. E i giudici hanno respinto tutte le eccezioni preliminari. Il processo, dopo una pausa, ricomincerà quando il pm Astori e i difensori illustreranno le loro richieste di prova. I testi chiesti dalla difesa sono 157, una cinquantina quelli dell’accusa.

Il leagle: "Confessioni estorte" Per Enzo Pacia, uno dei legali dei coniugi Romano, le confessioni poi ritrattate sarebbero state "indotte con un sottile gioco psicologico che è la sproporzione delle forze in campo2. L’avvocato, illustrando le prove chieste dalla difesa, ha sottolineato che "quattro pm interrogavano con un solo difensore d’ufficio. C’era poi uno stuolo di altre persone, coloro che conducevano l’indagine e l’opinione pubblica che premeva". Nei confronti degli imputati sarebbero state esercitate "suggestioni che emergono dagli interrogatori: con il rito abbreviato tua moglie si salva". A proposito della goccia di sangue di Valeria Cherubini, una delle quattro vittime, trovata sulla Seat Arosa di Olindo Romano, il legale ha detto: "Si tratta di una goccia piovuta da non si sa dove e prelevata dopo che in quella macchina erano entrate numerose persone".

Gli accusati Olindo e Rosa che, con una mossa a sorpresa, dopo aver più volte confessato la strage durante le indagini, ora si dichiarano non colpevoli, si sono presentati al tribunale a bordo dello stesso cellulare della polizia penitenziaria. La sera dell’11 dicembre 2006, morirono a causa di diverse coltellate la giovane Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, di tre anni, sua madre Paola Galli, e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, rimase invece gravemente ferito e è ora il testimone chiave contro Olindo e Rosa, accusati di quattro omicidi di cui tre premeditati, un tentato omicidio, incendio e tentata distruzione di cadavere tramite incendio. I Romano sono nella stessa gabbia e assistono al processo a loro carico stringendosi ininterrottamente le mani. I due imputati, nella pausa dell’udienza, parlano tra di loro e appaiono tranquilli, prima la donna aveva accarezzato la testa del marito.

Le famiglie Al processo è presente anche Azouz Marzuk, marito di Raffaella e padre di Youssef, finito in carcere a dicembre per spaccio di droga. In aula anche Carlo Castagna, padre, nonno e marito di tre delle vittime, la cui famiglia si è costituita parte civile. Nelle prime ore dopo la strage, i sospetti ricaddero proprio sul tunisino Azouz, pregiudicato per droga, in quel momento però nel suo paese d’orgine. Le indagini si diressero poi su Olindo e Rosa Romano, fermati l’8 gennaio 2007, che da anni covavano rancori contro Raffaella e la sua famiglia a causa di beghe di vicinato.

Carlo Castagna: dopo il perdono chiedo giustizia Non solo perdono ma anche giustizia. A chiederlo è Carlo Castagna che nella strage di Erba ha perso la moglie Paola Galli, la figlia Raffaella e il nipotino Youssef di 2 anni. Fuori dall’aula del tribunale Castagna ha chiesto giustizia. "Il perdono cristiano sono riuscito a trovarlo perchè si alimenta cristianamente, ma io mi alimento anche di giustizia". Dai giudici chiamati a decidere, Castagna si attende una condanna per chi gli ha sterminato la famiglia. "Sono i miei cari che chiedono giustizia - conclude - e mi danno la forza per andare avanti".