Erba, manca la prova regina I Romano di nuovo sotto torchio

Un'intercettazione ambientale in cui Angela Bazzi chiede al marito di scappare. La <a href="/a.pic1?ID=147858" target="_blank">testimonianza di Mario Frigerio</a>. Un'impronta e tracce ematiche. Ma i coniugi continuano a dichiararsi innocenti. Interrogatorio nel carcere di Como

Erba - Due giorni di tempo. Per trasformare le prove indiziarie in prove certe. Il quadro probatorio è “articolato, eterogeneo e convincente”, come dice il procuratore capo di Como Alessandro Maria Lodolini, e lo dimostrano i fermi ai coniugi Romano. Però ai magistrati manca “l’asso pigliatutto”. Una confessione? L'arma del delitto? Nelle cinque pagine di motivazioni di conferma del provvedimento contro il netturbino e la moglie qualcosa di significativo c’è, ma non solide certezze. Nel fascicolo che il sostituto Simone Pizzetti, insieme ai colleghi Mariano Fadda, Antonio Nalesso e Massimo Astori, hanno presentato al gip Nicoletta Cremona le novità significative sono due.

Elementi nuovi La prima è un’intercettazione ambientale a casa Romano. Si sente Angela Rosa Bazzi dire al marito: “Perché non ce ne andiamo?”. Proprio questa “idea di fuga” è all’origine del fermo dei coniugi. Ma il difensore della coppia, Pietro Troiano, fa notare che “quella frase non dice assolutamente nulla. D'altronde che i miei assistiti avessero un rapporto difficile con il vicinato è cosa risaputa”. Altro dato importante la testimonianza di Mario Frigerio che avrebbe confermato agli inquirenti: “A cercare di uccidermi è stato un uomo di grande stazza, che parlava italiano, sembrava una persona che conosco”. "Ma - avverte il legale di Frigerio, Manuel Gabrielli - non ha mai fatto il nome di Olindo Romano, né lo ha riconosciuto in un confronto fotografico".

Altre prove Gli investigatori si attendono molto dal lavoro dei Ris, che ieri sera, dopo un’intera giornata di sopralluogo nella cascina ristrutturata di via Diaz a Erba, hanno detto di “aver trovato nuovi elementi”. Le tute bianche hanno ispezionato centimetro per centimetro la casa dei Romano e sono tornati nell’appartamento della strage. A caccia di altre tracce significative. Oltre È il caso alla macchia di sangue trovata su una maglietta della donna nella lavatrice di casa Romano, traccia ematica che apparterrebbe ad Angela ma che non dimostra la sua presenza e il suo coinvolgimento alla mattanza. Più compromettente sarebbe l'impronta di pantofola trovata su un cuscino all'interno del bilocale di Raffaella Castagna e compatibile con quelle utilizzate da Angela. Ma anche questo poco vuol dire in sede processuale: di pantofole simili ce ne sono molte.

In carcere Olindo Romano e la moglie sono in regime di isolamento al “Bassone” di Como. La donna nella sezione femminile, il netturbino invece è stato trasferito in infermeria, ma solamente per tenerlo separato dalla moglie e dagli altri detenuti. I due continuano a dichiararsi innocenti e a negare ogni addebito. E a confermare l’alibi della pizzeria per la sera del massacro. Ieri il giallo della foto di un cellulare (lanciata da Sky Tg 24) aveva fatto pensare a una clamorosa svolta, poi, però, la tv locale Espansione ha chiarito l’equivoco. «Per ora il loro alibi, quello della pizzeria, non è crollato» dice il legale. Filmati televisivi girati la sera della strage, sembrano dimostrare che Olindo e Angela siano davvero tornati a casa verso le 23, a cose già fatte. Testimoni avrebbero visto la coppia passeggiare, però, nel centro di Erba attorno alle 22.00 il sospetto è che abbiano volutamente fatto in modo di essere notati per costruirsi l'alibi. Proprio in queste ore i coniugi Romano sono di nuovo sotto torchio dei magistrati lariani.