Erba, psicologa: Olindo parlò di un patto suicida

I coniugi Romano avrebbero più volte manifestato intenti suicidi. A
rivelarlo in aula la psicologa del
carcere: "Il loro è un rapporto simbiotico, nel quale Olindo
è più dipendente della moglie"

Como - Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della strage di Erba, hanno più volte manifestato intenti suicidi. A rivelarlo in aula, dove è in corso il processo, la psicologa del carcere, Grazia Mercanti. La donna, che fa parte del progetto Dars (detenuti ad alto rischio suicidario), ha incontrato circa 20 volte i coniugi Romano a partire dal marzo scorso. Incontri separati, nel carcere del Bassone, in cui entrambi hanno manifestato la possibilità del suicidio.

Il patto suicida "Olindo - racconta la psicologa - una volta mi ha parlato di una sorta di patto suicida comune". Una scelta che avrebbe preso nel momento in cui non gli fosse stata garantita una cella matrimoniale per lui e la moglie. Un piano studiato anche nelle modalità: "Era pronto a smettere di alimentarsi e avrebbe lasciato che la morte sopraggiungesse". La psicologa parla dell’ex netturbino come di un uomo "un pò depresso, fisicamente e psicologicamente stanco". Un uomo disposto a "stare buono fino al processo. Se sarà fatta giustizia, se mi faranno stare con mia moglie, va bene, altrimenti andrò avanti nel proposito", racconta la psicologa.

Atteggiamento autodistruttivo Il pensiero del suicidio non è estraneo neanche a Rosa Bazzi che, sempre con la psicologa, ha manifestato la possibilità di togliersi la vita. Un atteggiamento autodistruttivo che l’imputata ha messo più volte in atto "battendo i polsi contro la scrivania e procurandosi diverse ferite". "Rosa - racconta la Mercanti - alterna fasi di acuto malessere a vere e proprie crisi di pianto irrefrenabile, fino all’insonnia e a discussioni animate con una persona immaginaria che lei chiama l’altra Rosa". Se entrambi i coniugi non sanno immaginare una vita senza l’altro, Rosa ha chiesto alla psicologa di "essere messa in un istituto psichiatrico con sbarre alle finestre, così nessuno può entrare".

Il contenitore di esistenza È un rapporto "totalizzante, esaustivo, un vero e proprio contenitore di esistenza" quello dei coniugi Romano, secondo il racconto della psicologa. Un rapporto "simbiotico, nel quale Olindo è più dipendente della moglie". "Senza mia moglie non vivo", così Olindo è incapace di immaginare la sua vita senza Rosa, "essenza stessa della sua esistenza, come se - conclude la psicologa - non avesse più un’esistenza autonoma". Una testimonianza che i coniugi Romano, chiusi nella stessa gabbia nell’aula del tribunale di Como, hanno ascoltato senza commentare, così come hanno fatto anche la famiglia Castagna e Azouz Marzouk, familiari delle vittime della strage.