Erba, ricorso della difesa: "Condanna disumana, Rosa e Olindo ingenui"

I difensori di Olindo e Rosa
all’attacco in vista dell’appello. Depositato un ricorso per accusare i giudici di esser giunti a una condanna che esclude le responsabilità del delitto

Milano - I difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo e a tre anni di isolamento diurno per la strage di Erba (Como), tornano all’attacco. In vista del processo d’appello che si celebrerà a Milano hanno depositato un articolato ricorso per cercare di dimostrare come i giudici comaschi siano giunti a "una condanna disumana contro degli imputati che possono essere chiunque, ma non Rosa e Olindo". La responsabilità dei coniugi, per gli avvocati Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, va esclusa, nonostante le confessioni, poi ritrattate. I legali puntano su una ricostruzione alternativa che sposta i tempi dell’eccidio e le modalità di fuga degli aggressori.

L’OMICIDIO DI VALERIA CHERUBINI
Valeria Cherubini, vicina di casa di Raffaella Castagna, di suo figlio Youssef, di poco più di due anni, della madre di Raffaella, Paola Galli (le altre tre vittime) fu uccisa, secondo la difesa, nel suo appartamento, e non colpita lungo le scale per poi morire in casa sua, come ricostruito dall’accusa. Questo renderebbe incompatibile la presenza di Olindo e Rosa che non potevano non essere visti dai soccorritori già presenti, attirati dal fumo dell’incendio nell’appartamento di Raffaella. L’aggressore "entra in casa Castagna per guadagnare una via di fuga: il terrazzino. Ormai, dalla porta della palazzina non si può più fuggire. Ci sono i primi soccorritori, gli abitanti della corte. Gli aggressori non possono essere Olindo e Rosa".

I FALSI RICORDI DI FRIGERIO
I difensori cercano di minare l’attendibilità di Mario Frigerio, marito della Cherubini, che si salvò, pur ferito in modo grave, e riconobbe Olindo come aggressore. Insistono nel dire che nel primo interrogatorio, "pur ferito, ma lucidissimo, al magistrato che lo interrogava, ovviamente ed esclusivamente per avere notizie sull’aggressore, egli ripetutamente affermava di non conoscerlo e indicava sommariamente dei tratti somatici che non corrispondevano assolutamente a quelli dell’imputato". Parlò invece dell’ex netturbino nei successivi interrogatori e in aula lo riconobbe con certezza.

LA PISTA DELLA VENDETTA TRASVERSALE
Per la difesa, non è stata esplorata l’ipotesi che qualcuno abbia compiuto la strage per vendicarsi del marito di Raffaella, Azouz Marzouk, tunisino, che aveva avuto problemi in carcere, dove era detenuto per spaccio di droga. "Dalla lettura dell’ordinanza (di custodia cautelare, ndr) - spiegano i difensori - risultano dunque provate le liti che Azouz ebbe in carcere con personaggi di spessore legati alla criminalità organizzata; i trasferimenti dapprima di reparto e poi di carcere di Azouz dovuti proprio alle aggressioni che subì".

MOVENTE INCONSISTENTE
Il movente individuato è inconsistente. Lo dimostrerebbe la stessa sentenza di condanna, nel passo in cui si afferma che il progetto di eliminare i vicini di casa "era vissuto come necessitato e giusto", perchè le vittime rappresentavano "tutto ciò che agli occhi degli imputati poteva costituire una minaccia di quel loro equilibrio affettivo blindato ed autosufficiente". Per gli avvocati di Rosa e Olindo, "l’assenza di un razionale movente o la sua manifesta sproporzione" rappresenta "un elemento da valutare proprio con riguardo alla presenza di una incapacità di intendere e di volere".