Erba, Rosa: "Azouz mi voleva a ogni costo"

In aula la registrazione dell'interrogatorio del 6 giugno 2007 in cui la moglie di Romano ha raccontato la violenza subita dal Marzouk, che ha querelato la donna per calunnia. Nei verbali anche la confessione sulla strage, poi ritrattata

Como - "Mi voleva ad ogni costo, era cotto di me, mi voleva a tutti i costi". Rosa Bazzi, nell’interrogatorio del 6 giugno dell’anno scorso, diffuso in aula oggi al processo per la strage di Erba, ha ripercorso la presunta violenza sessuale subita dal marito di Raffaella Castagna, Azouz Marzouk, che l’ha già querelata per calunnia. "Lui diceva che era cotto di me - disse Rosa Bazzi, che oggi come il marito Olindo Romano non è in aula, davanti ai pm -. In tutti i posti dove andavo lui c’era. È stato di mattina - ha proseguito - è entrato alle nove di mattina, l’Olindo era andato a lavorare. Era un martedì, è entrato, io in quel momento non l’ho sentito entrare in casa, ho visto un’ombra. Pensavo fosse l’Olindo e ho detto: ciao 'Oli, cosa fai qui?'".

La violenza Quando si rese conto che si trattava di Azouz prese un vaso e gli disse di uscire. "Lui ha cominciato a dirmi che quando era in galera pensava me - disse Rosa nell’interrogatorio - che non poteva più stare senza di me. Gli ho detto se gli mancava una rotella, di andare da sua moglie, che aveva un figlio. Mi ha preso per la schiena, ha detto che senza di me non ce la faceva più a vivere, che voleva lasciare Raffaella. 'È lei che ti vuole lasciare' gli ho detto. Ha cominciato a strapparmi la maglietta, una maglietta rossa. Ho cercato di difendermi più che potevo, mi ha preso e mi ha sbattuto sul divano, mi ha detto che avevo un corpo molto più bello di quello di sua moglie, ho lottato moltissimo, mi ha strappato la gonna, lui si è abbassato i pantaloni e ha fatto quello che doveva fare. Ha detto che voleva ammazzare l’Olindo e che dovevo diventare sua moglie, che mi voleva portare al suo paese. Mi voleva a tutti i costi".

La replica In un biglietto scritto dal suo legale, Roberto Tropenscovino, Azouz Marzouk dice: "Non ho mai tradito Raffaella, l’amavo troppo. Il racconto della bella signora - ironizza Azouz - non merita commenti... e comunque, come è facile immaginare, non è mai stato il mio tipo!". Il riferimento è alla presunta violenza sessuale subita da Rosa Bazzi per la quale il tunisino ha già querelato l’ex vicina di casa per calunnia.

Confessione "Quando mi ha visto mi ha detto ciao e si è tranquillizzato. Poi si è messo a gridare e in quel momento gli ho puntato il coltello alla gola". Così Rosa Bazzi ricorda nell’interrogatorio il momento in cui ha accoltellato Youssef di 2 anni. Il piccolo morirà insieme alla madre Raffaella Castagna, alla nonna Paola Galli e ad una vicina di casa Valeria Cherubini sotto i colpi dei killer. Nell’aula del tribunale di Como dove è in corso il processo risuonano le parole della donna che avrebbe compiuto il quadruplice omicidio. E spunta l’odio verso Raffaella. "Mi ha sempre umiliato, mi ha sempre preso a calci in faccia. Sono una vigliacca perché non sono mai stata capace di difendermi". Fino alla decisione di fargliela pagare e di ucciderla. "Abbiamo lottato tanto io e Raffaella. Le ho dato un colpo in testa abbastanza forte perché quando l’ho presa è uscito tanto sangue e due schizzi hanno colpito anche me". Poi, Rosa inizia a colpire la mamma di Raffaella nonostante lei continuasse a chiederle di non colpirla e prometterle che tutto si sarebbe risolto. "I problemi - racconta Rosa - loro li risolvevano con i soldi, noi i soldi non li abbiamo mai avuti". Ancora i colpi di spranga e le coltellate rivolte non solo contro le due donne ma anche contro Valeria Cherubini e il marito Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, accorsi a soccorrere le vittime. "Sentivo che Raffaella - sottolinea Rosa nell’interrogatorio del giugno scorso - gridava in casa mentre io lottavo con la Cherubini senza sapere che fosse lei. Era buio non sapevo chi stavo colpendo. Se era un uomo o una donna". Una strage compiuta in pochi minuti poi Rosa ricorda "un silenzio totale, cioè non capivo niente tranne un momento che ho detto 'Cosa ho fatto?'".