Erba, trovato dna femminile Nuovo vertice in Procura

Scoperta a sorpresa in via Diaz. Gli investigatori hanno iscritto nel registro degli indagati tre persone, tutti uomini. Ora spunta la traccia del sangue di una donna sul luogo delitto. E in Procura a Como è iniziato un vertice che potrebbe portare verso la soluzione del caso

Erba - Non solo un uomo di grande stazza. Ma anche una donna. Tra i reperti in possesso agli esperti del Ris ci sarebbero alcune tracce ematiche trovate su degli abiti nascosti in una lavatrice. Tracce di sangue che apparterrebbe a una donna. È l'ultima clamorosa novità che emerge dalle indagini sul massacro di via Diaz costato la vita a Raffaella Castagna,la mamma Paola Galli, il figlioletto Youssuf, la vicina di casa Valeria Cherubini e il grave ferimento del marito di quest'ultima, Mario Frigerio. Sabato la Procura ha firmato tre informazioni di garanzia proprio per poter effettuare questi nuovi accertamenti e alcuni atti irripetibili. I risultati potrebbero essere consegnati già entro la serata di oggi.

Indiziati L'attenzione è puntata su un extracomunitario vicino all'entourage di Azouz Marzouk, marito di Raffaella; su un italiano vicino, invece, agli ambienti della famiglia Castagna, ma sopratutto sul vicino di casa Romano Olindo, 47enne netturbino che insieme alla moglie, Angela Rosa Bazzi da anni aveva frequenti liti con Raffaella. I due coniugi proprio due giorni dopo l'eccidio avrebbero dovuto comparire come imputati davanti al giudice di pace di Erba per una lite finita a cazzotti la sera del 31 dicembre 2005. Marito e moglie hanno sempre sostenuto in questo ultimo mese che quella sera sono usciti di casa verso le 19, un'ora prima che iniziasse la strage, per andare a fare un giro nei negozi di Erba e poi in pizzeria a Como. Sarebbero tornati verso le 23. Un alibi il loro che, però, solo in parte avrebbe trovato riscontri.

Nuove tracce Gli abiti sporchi di sangue, per quanto si apprende, sarebbero stati sequestrati in una zona diversa da quella sotto sequestro dalla sera dell'11 dicembre scorso. Come dire non all'interno del bilocale dove si è consumata la mattanza. Abiti che presentano evidenti macchie scure, di sangue "vecchio" ma "certamente di donna" e che non appartiene a nessuna delle tre vittime di quel massacro. Determinanti saranno gli esiti delle perizie che stanno svolgendo in queste ore i Ris. Questo nuovo elemento non fa altro che potenziare il fascio di luce che negli ultimi giorni si è acceso sui coniugi Romano Olindo e Angela Rosa Bazzi, i due vicini con i quali Raffaella Castagna e Azouz Marzouk avevano frequenti liti. Elemento che apre anche a nuovi scenari. Se dall'inizio il dubbio che potesse essere stata una sola persona a fare tutto in meno di mezz'ora, ora non si esclude che qualcuno abbia aiutato il killer. Qualcuno che avrebbe avuto un ruolo non propriamente di secondo piano pur non essendo l'autore materiale dell'eccidio. Perché le autopsie del medico legale, Giovanni Scola, avevano escluso la presenza di due mani.

Vertice "Ora tocca ai pubblici ministeri. Noi quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto". A parlare è il comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano. Da stamani inquirenti e investigatori che si occupano delle indagini sulla strage sono riuniti negli uffici della Procura di Como per una valutazione degli elementi raccolti in quasi un mese di indagini. In Procura sono presenti i tre pm che si occupano del caso, con il procuratore di Como, Alessandro Lodolini, e i vertici comaschi dei carabinieri. All'esame, le prime indicazioni fornite dal Ris sugli elementi raccolti sulla scena del delitto, in particolare tracce ematiche.