Ercole il decano, ultimo della dynasty nata nel Seicento

Poche centinaia di metri separano il molo di Sale Marasino, sul lago d’Iseo, da Peschiera Maraglio. Un’agile naétt, barchetta lunga e affusolata tipica di questo lago, collega la riva con il cantiere di Ercole Archetti nel comune di Monte Isola.
Il decano dei maestri d’ascia d’Italia può sembrare di poche parole, tuttavia i suoi occhi celesti hanno quella tipica trasparenza di chi è soddisfatto del proprio lavoro e di se stesso.
La leggenda vuole che nel Seicento un maestro d’ascia di Venezia, che di nome faceva Archetti, si rifugiasse a Monte Isola per scampare alla galera. Aveva con sé i disegni del naétt, barca da pesca a fondo piatto, e iniziò a produrlo tanto da farne per secoli l’imbarcazione simbolo del lago d’Iseo. Da allora la più grande isola lacustre d’Italia al confine delle provincie di Bergamo e Brescia s’è trasformata in un distretto industriale per le barche da diporto e per la produzione di reti. Basti pensare ai grandi marchi della nautica internazionale che hanno radici in questa zona: da Riva (gruppo Ferretti) ai Cantieri di Sarnico, da Sessa Marine a Rio Yachts e altri ancora fino a Besenzoni, il marchio che produce accessori e componenti d’eccellenza per la nautica di lusso e grandi yacht.
Il maggiore problema della dinastia degli Archetti è il passaggio generazionale. Sinora non c’è stata interruzione. Il padre Ercole spera che anche l’altro suo figlio, che adesso fa il muratore, prima o poi venga a lavorare nel cantiere di famiglia. Andrea invece lavora già nel cantiere in qualità di maestro d’ascia. Per diventarlo il ministero dei Trasporti gli ha riconosciuto il tirocinio di almeno tre anni presso il cantiere nautico e poi Andrea ha sostenuto a Venezia l’esame orale davanti aduna commissione di ingegneri navali. Ottenendo il titolo professionale di maestro d’ascia, Archetti junior ha raccolto di buon grado il patrimonio di conoscenze artigianali che gli Archetti si tramandano da padre in figlio ormai da cinque generazioni.
Sono sempre di meno gli artigiani in grado di costruire una barca da diporto in legno o di ripararla: «La lavorazione - dice Ercole Archetti - inizia con la scelta del tronco in segheria. Cerchiamo quei rari tronchi un po’ curvi che ci facilitano la piegatura a caldo. In questo modo la venatura del legno segue naturalmente la linea dello scafo. Il nostro mestiere si tramanda di padre in figlio. Se uno non ci nasce dentro, è difficile che l’impari, a meno che non abbia una grande passione. Qui siamo soltanto io e mio figlio. Mia moglie Elisabetta si occupa della parte amministrativa. Preferiamo fare ogni anno una decina di barche in due senza l’aiuto di altri operai. Così almeno siamo sicuri di fare un prodotto eccellente».
Le barche fatte a Monte Isola, infatti, solcano le acque di tutto mondo. Ce ne sono alcune nella Repubblica Ceca, a Dubai, a Miami e ad Amsterdam a dimostrazione che il genio italiano è sempre apprezzato in ogni angolo della terra. Inutile a dirsi, il gozzo in legno di mogano e larice è il modello che ha più successo e ci vogliono cinque o sei mesi per averlo. Oltre al gozzo, c’è il dingotto da cinque metri, il gozzo cabinato, il maxi dingotto da sei metri, armato con una vela latina e un albero di cinque metri, oppure di sette metri, con randa Marconi e fiocco. Non solo, gli interni di ogni barca sono personalizzati secondo le indicazioni del cliente-armatore.
«In realtà - aggiunge mastro Ercole - basta avere il disegno e noi riproduciamo qualsiasi barca da diporto di piccole dimensioni. Stiamo persino pensando di fare qualche gondola per il Lago d’Iseo. Sarebbe una novità».
Le attività tipiche di questa zona erano legate al mondo della pesca. Sono sopravvissute e si sono evolute diventando dei successi imprenditoriali. In tutta Italia queste piccole e medie aziende a conduzione familiare sono la spina dorsale dell’economia nazionale e tramandano antichi saperi artigianali per diventare sovente nicchie di eccellenza del made in Italy.
Per informazioni www.cantieriarchettiercole.it