Erdogan minaccia l’Europa: pronti a rompere le relazioni

L’effervescente Turchia di Recep Tayyip Erdogan, già impegnata in un complesso e audace gioco politico in ambito mediorientale che l’ha riportata in primissimo piano, apre (o meglio, riapre) un altro fronte: quello con l’Europa, sua croce e delizia. Occasione di una nuova minaccia di sparigliamento di carte è l’ormai prossima (è in calendario per il semestre che va da luglio a dicembre del 2012) presidenza di turno dell’Unione Europea alla Repubblica di Cipro. Ankara ha annunciato in tono ufficiale che se prima di luglio non sarà trovata una soluzione all’annosa questione della divisione dell’isola, la Turchia sospenderà le sue relazioni con l’Ue.
La minaccia turca fa intravvedere un futuro in cui Ankara sarà ancor più di adesso riorientata verso Est, perseguendo politiche in progressiva contrapposizione con quelle occidentali. E sembra una carta giocata allo scopo di ottenere, per i suoi fini a Cipro e non solo, pressioni sull’Europa da parte degli Stati Uniti, sempre più preoccupati della brutta piega che stanno prendendo i loro rapporti con i loro tre principali alleati nella regione: la Turchia, appunto, oltre a Israele e all’Egitto.
Bisogna ricordare che dopo il fallito colpo di Stato filoellenico e la successiva invasione turca dell’estate 1974, l’isola di Cipro è divisa di fatto in due Repubbliche. Una, quella greca di lingua e di cultura, è l’erede del precedente Stato unitario ed è riconosciuta da tutto il mondo tanto da essere parte anche dell’Unione Europea e da avere l’euro come valuta dal gennaio 2008; l’altra, il cui territorio coincide con l’area occupata dall’esercito turco 37 anni fa, è riconosciuta solo dalla Turchia e ha una popolazione turca che solo in parte è turco-cipriota: Ankara infatti vi ha inviato in questi decenni decine di migliaia di coloni per rendere irreversibile il suo legame con la «Repubblica turca di Cipro Nord». Nell’ultimo decennio sono stati condotti negoziati per giungere a una riunificazione dell’isola, ma l’obiettivo è parso fallire già nel 2004 quando i greco-ciprioti hanno largamente respinto per referendum il piano dell’Onu che i turco-ciprioti avevano invece accettato.
Erdogan ha già minacciato più volte di congelare i rapporti con l’Ue sulla questione cipriota, l’ultima volta lo scorso luglio chiarendo che «non ci è possibile discutere con l’amministrazione greco-cipriota». Ma questa volta la situazione è più complicata. Lo stesso vicepremier turco Besir Atalay ha messo in relazione la minaccia con l’attuale profonda crisi tra il suo Paese e Israele e ha accusato i greco-ciprioti di approfittare di questa situazione per dedicarsi a ricerche di gas e petrolio nelle proprie acque territoriali del Mediterraneo «creando confusione». Anche questa è una vicenda complessa e vale la pena di ricordare che Atene, naturale “sorella maggiore” della Cipro greca, sta prendendo il posto di Ankara come alleato privilegiato regionale di Israele, creando un nuovo asse di cui la Turchia teme che Nicosia si avvantaggi.
La stessa Israele, tra l’altro, è sul punto di intraprendere lo sfruttamento di giacimenti di gas al largo delle sue coste settentrionali, ma Erdogan ha già fatto capire che vi si opporrà anche con la forza per tutelare gli interessi del Libano, che di quei giacimenti rivendica la comproprietà per una questione di confini marittimi. Ennesimo capitolo della politica di grandeur neo-ottomana che il leader turco ha deciso di legare al suo nome.