Erdogan rinuncia e contrattacca: «L’islamico Gul presidente turco»

Dopo il monito dei militari, il premier non si candida e lancia il suo vice

da Istanbul

Sembra quasi una provocazione. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan non si candida alla presidenza della Repubblica, in compenso manda avanti il suo «delfino», il vice primo ministro e ministro degli Esteri Abdullah Gül, che militava nel Refah (il Partito islamico del Benessere, bandito dai militari nel 1998) e che ha una moglie, che come quella di Erdogan, porta il velo. Un politico con accanto una consorte velata non corrisponde all’immagine di capo di Stato auspicato dai militari due settimane fa, quando hanno chiesto una personalità «laica, fedele ai princìpi della Costituzione e della Repubblica».
Invece sembra che l'Akp, il partito islamico-moderato di Erdogan e Gül e che detiene la maggioranza dei due terzi in Parlamento, abbia dato ascolto al presidente del Parlamento Bulent Arinc, il quale qualche giorno fa aveva detto: «Il prossimo candidato sarà una persona che osservi la religione». Chi si aspettava una soluzione di compromesso, un professore universitario o almeno un membro dell'Akp non legato a un passato schiettamente islamico, è rimasto deluso. L'annuncio lo ha dato ieri Erdogan in persona.
Abdullah Gül, un economista, ha 57 anni. Dal novembre 2002 al marzo dell’anno successivo è stato premier occupando il posto che sarebbe spettato a Erdogan, che però in quel periodo non poteva essere eletto a causa dei suoi trascorsi nel partito religioso. Solo un emendamento costituzionale permise a Erdogan di prendere la guida del governo nel marzo 2003 e Gül venne posto alla testa della diplomazia turca. Curriculum di studi impeccabile, inglese e arabo fluente (ha lavorato anche alla Banca Islamica per lo sviluppo), Gül è sposato con Hayrunissa Ozyurt da 27 anni. Hanno tre figli.
I militari per il momento non si sono pronunciati. Si è invece espressa l'opposizione, che ha criticato aspramente la candidatura di Gül, accusando il partito di maggioraza di avere optato per un esponente proveniente dalla destra islamica turca, una scelta che va contro la tradizione laica della moderna Turchia. Gül ha accolto l’annuncio di Erdogan con le lacrime agli occhi, dichiarando che, se eletto, osserverà i princìpi dello Stato secolare. Tuttavia ha subito difeso il velo islamico indossato dalla moglie. «Si tratta di una scelta personale - ha tagliato corto - e va rispettata».
Gül è noto alle cronache per due uscite infelici. Un anno e mezzo fa definì il quotidiano della destra islamica Vakit «il mio giornale preferito». Pochi giorni dopo smentì, ma le polemiche durarono a lungo. Nel febbraio 2006, in piena ondata di violenza per la pubblicazione delle vignette contro il Profeta Maometto in Danimarca, disse che ai sentimenti anti-semiti si stavano sostituendo quelli anti-islamici. Vanno però ricordate le sue posizioni in favore del cambiamento dell'articolo 301 del codice penale, che punisce l'offesa all'identità turca e che permette di imbavagliare intellettuali e giornalisti.
Venerdì si riunirà il Parlamento per la prima elezione del successore di Ahmet Necdet Sezer, il capo dello Stato uscente. L’opposizione ha annunciato che non si presenterà in aula per fare mancare il numero legale. I parlamentari dell'Akp da soli non bastano per il quorum richiesto nella prima votazione. Gül dovrà pertanto cercare di raccogliere i consensi dei deputati indipendenti. Se riuscirà a diventare presidente, sua moglie sarà la prima first lady col velo della moderna Turchia.