Eredità Pavarotti, l’ira di Nicoletta: "Calunnie"

La moglie del tenore replica ai veleni sui presunti dissapori nella coppia: "Se continuano le illazioni passeremo alle vie legali"

Milano - L’hanno dipinta come la versione femminile (e più spietata) di Barbablù, accusandola di avere sfruttato fino all’osso il talento di un esausto marito pur di aggiungere spiccioli a un patrimonio stimato 200 milioni di euro. E anche di avere fatto terra bruciata attorno a Big Luciano, sottraendolo all’affetto di tanti amici che solo ora starebbero trovando il coraggio di confessarlo. E lei, ieri, ha detto basta. Nicoletta Mantovani Pavarotti, moglie dell’italiano più famoso al mondo dai tempi di Rodolfo Valentino, ha deciso di lasciare la parola agli avvocati per mettere la parola fine a pettegolezzi, maldicenze e indiscrezioni sui testamenti che rischiano di chiudere come un’operetta una vita che invece «era un’opera», per usare le parole di Bono Vox nel giorno del funerale dell’amico big Luciano.

La minaccia della moglie di far partire mega querele è piuttosto esplicita nel testo che ieri hanno diffuso i suoi tre legali, Giorgio Bernini, Anna Maria Bernini e Alessandra Novani. Una nota che vibra dello sdegno di giovane vedova, triste e stanca per vedersi dipingere, soprattutto dai siti Internet e dalla televisione, come una donna terribile. Una che avrebbe addirittura minacciato il marito in fin di vita di togliergli la figlia, la piccola Agnese di appena 4 anni, se si fosse ribellato ai suoi desideri e alle sue avidità: «L’impatto mediatico del meritato tributo che il mondo intero ha rivolto a Luciano Pavarotti - si legge - sta malauguratamente producendo una marea di illazioni e insinuazioni che avvelenano l’atmosfera di lutto comune a tutti coloro che lo hanno ammirato e amato». E aggiunge la nota: «Questa è la ragione per cui la moglie Nicoletta si astiene dall’unirsi a questo coro di commenti non sollecitati e diffamatori, nella convinzione che i responsabili possano da soli recuperare la virtù del silenzio. Ove ciò non fosse, seppur a malincuore - concludono i legali -, non ci resterà che suggerire il ricorso ai rimedi di legge».

Nella favola nera che si è scatenata dal giorno del funerale, alle vicende del pover’uomo malato vittima della vedova spietata si combina, è d’obbligo, la leggenda del favoloso tesoro, certificata dalle notizie di un viavai di notai dalla villa di Pesaro del tenore circolate negli ultimi due giorni. Per primo il notaio Luciano Buonanno rivela infatti che neanche due mesi fa (il 29 luglio) il tenore l’ha convocato nella sua villa di Pesaro per firmare un testamento. Racconta di avere trovato Pavarotti «dimagrito di almeno trenta chili, ma ancora imponente e con tutti i capelli» e soprattutto «lucidissimo, secondo i suoi collaboratori quel giorno era particolarmente vispo». «La seconda moglie, Nicoletta Mantovani, quel giorno era al mare con la figlia e un suo amichetto», spiega. «In casa c’erano i custodi, un medico e un infermiere». Buonanno non conosce né l’esistenza né il contenuto di altri eventuali testamenti di Pavarotti. Quello del 29 luglio si trova nella cassaforte del notaio, a Pesaro: lì rimarrà finché uno degli eredi non chiederà di conoscerne il contenuto. Il notaio illustra solo i principi della spartizione previsti dalla legge: «Il 50 per cento è da dividere tra le quattro figlie, il 25 per cento alla moglie e il residuo 25 per cento costituisce la cosiddetta “disponibile”, di cui il testatore poteva fare quello che voleva». Di certo per ora c’è che a Nicoletta non spetterà la villa in piscina in stradello Nava alle porte di Modena, dove all’alba del 6 settembre scorso è spirato il Maestro, visto che è stata espressamente esclusa dalla comunione dei beni con Pavarotti: è trapelato da un altro atto conseguente allo scioglimento di una srl fra i due coniugi e depositato al notaio Giuliano Fusco, che si è recato dal tenore già fortemente provato dalla malattia il 28 giugno, e cioè un mese prima della visita di Buonanno. Ma, comunque andrà a finire questa storia dei testamenti, non occorre essere dei maghi per sapere che i 36 anni di matrimonio con Adua e i 12 di amore con Nicoletta, sfociati nel secondo matrimonio, continueranno a far parlare a lungo.