Erg, miracolo genovese

Massimiliano Lussana

Premessa metodologica: nel parlamentino degli imprenditori, Edoardo Garrone - presidente della Erg ed ex presidente dei giovani imprenditori - è generalmente e saldamente collocato in un seggio sul centrosinistra dello schieramento. E, tutto sommato, può anche starci.
Ma se è molto probabile che Edoardo abbia il suo cuore che batte per l’Unione, è assolutamente certo che è un imprenditore bravissimo. Lui e suo fratello Alessandro, amministratore delegato del gruppo ereditato da papà Riccardo, hanno presentato sabato e domenica al Forte Village di Santa Margherita di Pula, paradiso terrestre cagliaritano, bilanci che non hanno bisogno di commenti. Parlano i numeri. Utile netto consolidato: 128 milioni di euro, il più alto mai raggiunto nella storia del gruppo, «anche se speriamo vivamente - sogghignano all’unisono i fratelli d’Italia dell’energia - che questo record venga cancellato dal bilancio 2005». Margine operativo lordo consolidato del primo trimestre 2005: più 47 per cento. Risultato operativo netto di gruppo nello stesso periodo: più 71 per cento. Incremento delle azioni Erg dal giorno del collocamento ad oggi: 400 per cento. Incremento del titolo nel 2004: 103 per cento. Incremento del titolo nei primi cinque mesi del 2005: 44 per cento. Investimenti previsti: un miliardo di euro nel triennnio 2005-2007. Numero dipendenti del gruppo: circa 2600.
Numeri che si sommano a un altro numero. Al Numero. Il 60 per cento delle azioni (quota peraltro destinata a crescere al 65 dopo un’operazione di annullamento di titoli propri) è in mano alla famiglia Garrone. Un dato probabilmente unico nel quadro del capitalismo familiare italiano che ci dà la conferma di un fatto: la Erg è e resta un patrimonio genovese, genovesissimo. (...)