Ergastolo all’omicida che s’era finto morto per truffare l’assicurazione

La Corte di Assise di Imperia ha condannato all’ergastolo per omicidio volontario aggravato Roman Antonov, 34 anni, accusato di aver ucciso un immigrato ucraino ed aver simulato un incidente stradale con il cadavere di quest’ultimo, facendolo passare per il proprio, con l’obiettivo di riscuotere i premi di alcune polizze assicurative sulla vita. La stessa Corte ha, invece, condannato a quattro anni per favoreggiamento reale e ad un anno e sei mesi per la falsificazione dei documenti e le false dichiarazioni circa la propria identità, la moglie di Antonov, Maria Antonova, di 28 anni.
Il pubblico ministero Filippo Maffeo aveva chiesto l’ergastolo per entrambi i coniugi russi. La Corte ha, successivamente, rimesso in libertà la donna, venute meno le esigenze cautelari per l’omicidio. Ad Antonov, come pena accessoria, è stata tolta anche la patria potestà sui cinque figli.
Considerato il periodo di «presofferto» di circa venti mesi, per Maria, dunque, rimarrebbero poco più di tre anni e mezzo di carcere da scontare, ma la pena rimane sospesa, finché non sarà passata in giudicato.
L’attesa per la sentenza era cominciata intorno alle 10 e mezza di ieri, dopo circa un’ora di repliche da parte dell’accusa, delle due difese e della parte civile. A quel punto si era riunita la Camera di Consiglio della Corte di Assise per giudicare in merito all’accusa di omicidio volontario aggravato.
Nel corso della prima parte dell’ultima udienza, aveva preso la parola anche Maria, difesa dall’avvocato Simone Grammatica, dichiarando, in lacrime, di essere totalmente all’oscuro dell’omicidio e di non sapere ancora se quella persona (l’immigrato ucraino, Vitaly Skrynnik) fosse stata assassinata o fosse morta per un incidente.
La moglie di Antonov, infine, aveva affermato di aver sempre agito secondo quanto richiestole dal marito. Come sempre imperturbabile, lui, Roman, che si trovava in aula a pochi metri di distanza, non aveva replicato.