«Erika non è pentita, resti in carcere»

Non si è ravveduta del «terribile crimine commesso» e non ci sono elementi che fanno escludere il rischio di «recidiva». Per queste ragioni Erika De Nardo - la ragazza che il 12 febbraio 2000, quando aveva 16 anni, uccise a Novi Ligure la madre Giusy Cassini e il fratellino Gianluca con la complicità del fidanzato Omar - deve rimanere in carcere: non ha preso le distanze dal «vissuto criminale» di «gravissima entità» del quale si è resa colpevole. È la decisione della Cassazione che ha respinto il ricorso con il quale la ragazza, uscita in permesso qualche giorno fa dalla prigione di Verziano per disputare una partita di pallavolo con altre detenute, chiedeva la libertà condizionale per andare in una comunità di recupero.