Eritreo s’impicca, la rabbia dei connazionali

È uscito nella notte dall’ex caserma di viale Forlanini 37, qualche passo
La vittima, 41 anni, era arrivato l’estate scorsa in Italia con centinaia di connazionali. Provenendo da un’area sconvolta dalla guerra, tutti hanno potuto chiedere lo status di rifugiato politico. E, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, sono stati lasciati liberi.
In circa 200 sono arrivati a Milano e non sapendo dove sbattere la testa hanno occupato una palazzina in via Lecco, da dove sono stati sgomberati. Una cinquantina è finita nei dormitori pubblici, gli altri in viale Forlanini, nella caserma dismessa, «storicamente» rifugio di disperati. Lì convivono con altri 250 clandestini di varie etnie: romeni, albanesi, africani. In una situazione di estremo degrado, senza luce e acqua: infatti molti soffrono di scabbia e malattie delle vie respiratorie.
Una situazione che la vittima non ha più retto. E l’altra notte l’uomo si è tolto la vita, scatenando la reazione dei suoi amici che, esasperati per le terribili condizioni di vita, hanno occupato il vialone, bloccando il traffico. Determinando però l’inevitabile reazione degli agenti, costretti a liberare la strada con la forza. Un breve tafferuglio, per fortuna poi terminato senza arresti e soprattutto senza feriti: qualche ammaccatura e niente più.
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