Erminia Mazzoni, la bella dell’Udc che parla come De Mita

Neo vicesegretario del suo partito, ha debuttato in politica nel ’94 con il Ccd sotto l’ala di Clemente Mastella, «ma quando lui è passato a sinistra non l’ho seguito. Non potrei mai stare da quella parte»

S tarei ore a ascoltare questa beltà beneventana quarantenne che risponde al nome di Erminia Mazzoni, deputato di fama crescente e neovicesegretario dell’Udc. L’ovale raffaellesco è impreziosito da due orecchini a goccia il cui armonioso dondolio accompagna le movenze della testa, coronata da lunghi capelli tirati all’indietro.
Sarei stato ore, dicevo, ma dopo pochi minuti che chiacchieriamo comincia un incubo. Sul viso gentile della signora si sovrappone progressivamente la faccia di Ciriaco De Mita. Il guaio di Erminia è, infatti, che parla come Ciriaco. Nonostante lo stacco di due generazioni, il politichese irpino-sannita dell’indimenticabile Nuscano ha messo radici anche in lei. Sulla sua bocca (graziosissima, ndr) un politico che si dimette, diventa «uno che lascia che il proprio ruolo sia interpretato da altri», un altro che rifiuta di parlare coi giornalisti, è «poco incline alla costruzione mediatica», mentre lo svitato che cambia partito due volte l’anno è uno che «ha scelto di fare un percorso articolato».
«Se intende tenere questo registro argomentativo per l’intero arco del nostro relazionarci, il lettore non capirà un baffo», sbotto.
«Sono un po’ barocca. Me lo dice anche il mio compagno», replica la signora, accettando di buon grado la critica.
«Mi solleva sentire che ha un compagno. Mi chiedevo perché, giovane e bella, fosse nubile».
«Sono nubile per un percorso di vita... ».
«Ci risiamo. Che c’entra il percorso di vita?», dico.
«Uffa. Insomma, non sono sola. Lui, bolognese, mi dice sempre: “Noi bolognesi diciamo in tre parole, quello che voi campani dite in trenta”», sorride.
«Lei è di Benevento, il regno di Clemente Mastella».
«Ho debuttato in politica con lui. Sono entrata nel Ccd appena lo fondò con Casini nel ’94. Ma quando, nel ’98, Clemente è passato a sinistra, non l’ho seguito. Non potrei stare dall’altra parte».
«Il lessico di Clemente, che è poi quello di De Mita, suo maestro, è passato a lei per li rami. Suvvia, non parli più nuschese», imploro. Poi chiedo dolce: «Com’è così abbronzata?».
«Reduce dall’annuale corso di formazione Udc sulla neve. Quest’anno a Corno delle Scale, stazione sciistica dell’Appennino emiliano. Mattino sugli sci, pomeriggio a parlare di politica», racconta la signora dal cui collo pende una croce.
«Anche nella foto dell’Annuario parlamentare lei porta la croce», osservo.
«Ho prevalentemente croci come pendagli. È la cosa che mi piace di più. Certo, c’è anche un collegamento con la fede», e per dimostrare cosa intende si alza, generando un corto circuito tra sacro e profano. Va decisa verso la parete e indica una foto di papa Wojtyla e un crocifisso. Contemporaneamente mette in rilievo il suo figurino sottile e scattante in giacca e pantaloni grigi.
«Lei è avvocato, ma anche interprete di inglese e perfino di tedesco», dico, essendomi documentato a fondo.
«Obbedendo alla mia vocazione, a 18 anni mi sono iscritta a Roma alla Scuola per interpreti. Ma obbedendo alla mia famiglia di legali da generazioni, ho anche dovuto iscrivermi a Legge. Per mio padre, non essere avvocati è una tara. Mi ammonì: Divertiti pure con le lingue, ma le cose serie sono altre».
«È lei si è sciroppata lingue e leggi», esclamo ammirato.
«Sono molto severa con me stessa. Così, senza sprecare l’iscrizione a Lingue, né quella all’università, ho fatto entrambe».
«Il tedesco non lo sa nessuno. È un’eccezione in Parlamento», dico.
«Nell'Udc, c’è Buttiglione che non solo parla tedesco, inglese, francese, ma pure il polacco. Io mi ispiro a lui».
«In che senso?»
«Lo vidi prendere appunti in tedesco su quanto si diceva in aula. "Che fai?", gli chiesi. "Il solo modo per tenersi in esercizio", rispose. Da allora, faccio anch’io così», dice, rivelando così che di pazzi alla Camera ce ne sono almeno due.
Dirigeva le donne del Ccd. È per le quote rosa?
«Concettualmente contraria. La democrazia non tollera quote prestabilite che tolgono libertà all’elettore. Ho proposto un bonus ai partiti che aumentano del dieci per cento la quota di donne elette. E un taglio di soldi analogo in caso contrario».
Stava per essere eletta segretario al posto di Follini.
«Ho qualche requisito di capacità e dedizione alla causa».
Non male per una principiante, deputato di prima legislatura.
«Faccio politica da dieci anni. Dal ’95 al 2000 sono stata assessore regionale campano».
Follini aveva tirato troppo la corda?
«Il suo modo aperto di fare politica non era più adatto a un momento che richiedeva maggiore moderazione. Con saggezza, Marco, ha deciso di lasciare la mano».
Su di lei è prevalso Lorenzo Cesa. Perché intimo di Casini?
«Cesa ha il pregio rispetto alla sottoscritta di raccogliere la totalità dei consensi nell’Udc».
Cesa rifiuta le interviste. È l’ectoplasma di Casini?
«È più attento alla macchina del partito. Per attirare i media abbiamo la fortuna di un leader nazionale come Casini. Cesa si appassiona meno alle presenze giornalistiche, ma non è certo un fantasma». Fuori dalla porta si sente una voce. Erminia esclama: «È Cesa. Visto che esiste? Lo chiamo e glielo faccia vedere?».
Lasci andare. Parliamo delle fughe dall’Udc: Sandro Fontana, Rotondi, D’Antoni, Cirino Pomicino, Raffaele Lombardo.
«Nomi rispettabili ancora alla ricerca di un approdo finale. Cirino Pomicino è un po’ di qua, un po’ di là. Lombardo un’ora sta nella Cdl, l’ora dopo con la sinistra. Per l’Udc si combatte, non si tratta».
Casini ha criticato il Cav per il suo blitz in procura.
«L’Udc non fa politica nelle aule di tribunale, ma in quelle parlamentari».
Il rapporto Ds e coop rosse è insano. La Cdl dovrà pure fare qualcosa.
«Bisogna recuperare alla politica il valore dell’etica e restituire all’etica in quanto valore... ».
Nooo. Se ricomincia a nuscheggiare mi butto dalla finestra.
«Non dimentichi il cappotto. Ci sono state delle conversazioni imbarazzanti tra Fassino e Consorte e nessuno dei due ha detto lealmente come stanno le cose. Caduta la maschera della sinistra proba, è partita la guerra delle accuse reciproche invece di chiarire i rapporti tra Ds e l’economia parallela delle coop amiche».
Strano: il Cav, non amato dalle toghe, si è rivolto proprio a loro.
«Ha fatto una cosa inattesa, nel suo stile. Sa sorprendere».
Da responsabile udc per la Giustizia, la sua opinione sui giudici?
«Dovrebbero rivedere il loro rapporto con la politica. Potrebbe essere di collaborazione, invece è ostile. In Usa, chiesi a un giudice se esistessero anche lì le associazioni dei magistrati. Rise e disse: "Quella di giudice è una funzione che si esercita senza associarsi"».
I pm hanno inquisito le Opa italiane su Bnl e Antonveneta prima di scoprire i reati di Fiorani e Consorte. Per il solo fatto delle scalate. Curioso?
«I pm, da noi, hanno troppa discrezionalità nell’esercizio dell’azione penale. Ma nel caso delle due banche sono emerse cose inquietanti che vanno indagate».
Con questo tipo di giudici, le riforme hanno senso?
«Nuove regole possono comunque favorire una giustizia più consona a una democrazia del terzo millennio».
Sta per uscire un film, tipo quello di Moore su Bush, in cui si accoppia il Cav con la mafia.
«Un’altra cosa di cattivo gusto».
Ciampi ha rinviato la legge che vieta ai pm l’appello se l’imputato è assolto in primo grado.
«Massimo rispetto. Ma io l’ho votata, perché è una buona legge. Riduce i tempi della giustizia e corregge un sistema squilibrato in favore dei pm».
Campania e Napoli sono cenerentole d’Europa.
«Prodotto del malgoverno ultradecennale della sinistra che non affronta i problemi».
Ma Bassolino è votatissimo.
«Facile, in una realtà degenerata, raccogliere voti esercitando il clientelismo. Già con dipendenti in soprannumero, la Regione ha inoltre assoldato 4mila consulenti».
La Jervolino cerca la riconferma a sindaco di Napoli: 200 omicidi nel 2005. Coraggio o faccia tosta?
«Dimostra la mancanza di ogni morale politica nella sinistra. Conta la poltrona, non la soluzione dei problemi».
L’opposizione Cdl in Campania è come Cesa: ectoplasmatica.
«Basta criticare Cesa. Riformuli».
Magari la Cdl in Campania fosse efficace come Cesa!
«La nostra inerzia è un concorso di colpa nel malgoverno. Confido in uno scatto d’orgoglio della Cdl. Non possiamo lasciare i cittadini senza alternative».
Malinconico tramonto della Cdl dopo cinque anni di governo.
«Tramonta il governo per fine legislatura. Ma risorgerà il sole della Cdl nelle elezioni di aprile».
Il maggiore errore del governo?
«Ha dato poco peso al Parlamento creando disaffezione tra i parlamentari e leggi raffazzonate. Nonostante, l’ottimo lavoro del ministro di raccordo, Giovanardi».