Ernesto Sábato, fedele all’amore e alla difesa dei più deboli

La scomparsa di un artista è sempre una grave perdita, ancor più sentita se la sorte tocca a uno dei maggiori rappresentanti della letteratura latinoamericana del ’900. Autore di soli tre romanzi, in una vita che è giunta a lambire i cento anni, Ernesto Sábato (nato nel 1911 vicino Buenos Aires) condivide i primi studi di fisica e matematica con l’attività politica. A partire dal ’35 prende le distanze dall’ideologia marxista, anche se in lui rimarrà sempre vivo il sentimento di solidarietà per i deboli e il rifiuto di ogni forma di violenza e dittatura. Il primo libro, Il tunnel (’48), è accolto calorosamente dalla critica internazionale: il protagonista, Juan Pablo Castel, persegue l’affermazione di un amore assoluto insieme al desiderio di un ritorno alla purezza dell’infanzia. Basato sull’introspezione dei sentimenti, il racconto disegna un grande affresco di situazioni labirintiche vissute da un individuo in conflitto con la propria coscienza. Una storia che evidenzia la grande preoccupazione di Sábato per la problematica esistenziale e l’angoscia metafisica e, al contempo, mostra l’interesse per gli emarginati, facili prede di inconsapevoli allucinazioni.
Lo scandaglio gettato sulla coscienza dell’uomo e la sua incapacità a comunicare continua nel capolavoro Sopra eroi e tombe (’61), dove si approfondisce l’indagine nel sottosuolo di tenebra e dolore che abita la mente umana. Il romanzo è un tentativo di fondere istinto e ragione, irrazionalità ed equilibrio. Il personaggio centrale, Martino, a suo modo problematico e ostinato, insegue l’inafferrabile amore di Alessandra, attraversando alterne e controverse fasi che alla fine lo conducono a un lento cammino di purificazione, raggiunta attraverso l’esperienza dell’arte e una cosciente esplorazione metafisica. Uguale preoccupazione troviamo in L’angelo dell’inferno (’73), in cui si colgono alcuni procedimenti tecnici propri del nouveau roman, pur nella distanza che Sábato ha sempre manifestato nei confronti del romanzo francese. Alla scarna produzione creativa lo scrittore ha affiancato una copiosa produzione saggistica: come il libro Lo scrittore e i suoi fantasmi (’83) e le raccolte Uno e l’Universo (’45), Uomini e ingranaggi (’51), Eterodossia (’51), le numerose interviste rilasciate e, infine, lo splendido saggio Prima della fine (’97), che sono una sistematica esplorazione sui temi che investono la bipolarità scienza-letteratura.
Il costante impegno a favore dei poveri e a difesa della democrazia ha portato Sábato, figlio di immigrati calabresi, a presiedere la Commissione d’indagine sui desaparecidos e sui crimini della giunta militare argentina. Uno scrittore, dunque, che non ha mai separato le ragioni della scrittura da quelle della vita e della coscienza sociale.