"Ero un gangster. Ho imparato nei ghetti"

Mark Wahlberg ha presentato il film <em>Max Payne</em>, ispirato al videogame, tra poco nei cinema
Lanciato da Scorsese, adesso produce con lui la serie tv <em>Boardwalk
Empire</em>

Roma - La neve cade incessante, la città è grigia, tutto è livido e triste, proprio come lo stato d'animo di Max Payne, l'agente di polizia newyorchese a cui sconosciuti hanno ucciso la moglie e la figlia in culla. Rintanato nell'ufficio casi irrisolti cerca vendetta. Le atmosfere e i ritmi sono più da trasposizione di un fumetto ma Max Payne, diretto da John Moore e interpretato da Mark Wahlberg (candidato all'Oscar per The Departed - Il bene e il male di Martin Scorsese), è invece tratto dall’omonimo videogioco che negli ultimi anni ha spopolato in tutto il mondo. «Anche se in realtà - avverte l'attore venuto a Roma a presentare il film in uscita il 28 novembre - ho letto la sceneggiatura ancora prima di sapere che si trattasse del personaggio di un videogioco. Quando me lo hanno spiegato ero molto preoccupato perché, rispetto ai videogiochi con cui ho giocato io tipo Packman, non riuscivo a capire come fosse possibile trasformarlo in un film. Max Payne invece era molto adatto, si tratta d'un personaggio dark, intenso, spinto dalle emozioni. Avendo poi io una fantastica famiglia, l'idea di perderla è stato un buon punto di partenza per immedesimarmi nel ruolo».

Mark Wahlberg appartiene a quel tipo di attore che riesce ad attingere dal vissuto personale la bella dose di verità trasmessa poi nelle sue interpretazioni. Ultimo di nove figli di una coppia di operai cattolici irlandesi, è cresciuto nelle strade del suo quartiere, in un'area suburbana di Boston. I genitori divorziano quando ha undici anni e poco dopo il ragazzo abbandona la scuola per proseguire a tempo pieno la sua carriera di giovane delinquente. E infatti spiega: «Non ho studiato recitazione. Attingo alla mia esperienza di vita per ruoli oscuri come questo che vengono da queste zone buie che conosco bene e che fanno parte della mia infanzia. Ora però non c'è una domenica in cui non vado in chiesa proprio perché sento che ho tanto di cui pentirmi».

Il cinema l'ha salvato, grazie al ruolo ambiguo e perfettamente nelle sue corde dell'attore porno di Boogie Nights - L'altra Hollywood diretto da Paul Thomas Anderson ormai più di dieci anni fa. Poi una carriera fulminea: Three Kings (1999) di David O. Russell, La tempesta perfetta (2000) di Wolfgang Petersen e lo scorso anno E venne il giorno di M. Night Shyamalan. Ora è il protagonista di The Lovely Bones il nuovo film di Peter Jackson, il regista della saga del Signore degli anelli e sono mesi che si sta preparando fisicamente per interpretare il mitico pugile «Irish» Mickey Ward, campione dei welter dal passato difficile, in The Fighter che dovrebbe essere diretto da Darren Aronofsky, il sorprendente regista di The Wrestler con Mickey Rourke premiato allo scorso festival di Venezia. Racconta Wahlberg: «Accanto a me prima ci doveva essere Brad Pitt, poi Matt Damon, ora pare che il ruolo lo prenda Daniel Craig. Mi sono però un po’ stufato perché continuo ad allenarmi per un film che non si sa quando si farà».

Se non si sbrigano chissà che non prenda lui stesso in mano il progetto visto che nel suo futuro c’è proprio la regia: «Ho in mente di dirigere un film. Ho lavorato con grandi cineasti e ho cercato di imparare il più possibile da loro. A un certo punto mi sono sentito pronto ma poi ho conosciuto uno come Peter Jackson e mi sono reso conto che ancora mi mancava molto». Intanto è impegnatissimo nella produzione di serie televisive come Boardwalk Empire in cui è riuscito a coinvolgere addirittura Martin Scorsese: «È proprio pane per i suoi denti con il racconto di Atlantic City negli Anni ’20, la corruzione, i gangster, il gioco d’azzardo».