«Ero con il generale Dalla Chiesa, ora insegno alle ronde»

Andranno in giro per le strade di notte, passeranno anche là dove la luce sarà più fioca. Saranno in gruppo, per sentire meno paura, con le loro pettorine lucide, con le scritte fosforescenti. Cellulare a portata di mano e un po’ di coraggio. Persone comuni, mamme e papà. Ragazzi, pensionati. Vedette attente e scrupolose. «Ma non chiamiamole ronde perché ricorda qualcosa di negativo, di brutto. Pericoloso». Antonio Romeo, 58 anni, laureato in scienze politiche e una carriera illustre nell’Arma, ex uomo di Dalla Chiesa, sarà professore alla prima scuola di aspiranti volontari della sicurezza a Crocetta del Montello.
Il 7 partite con il primo corso. E i centralini sono in tilt.
«Evidentemente la voglia di proteggere casa nostra è grande, un sentimento preponderante, soprattutto tra i giovani».
Cosa insegnerà ai suoi allievi?
«Insegnerò prima di tutto la cultura per la sicurezza. Questo in Italia manca. E non solo per le strade, ad esempio anche sul lavoro».
Cosa risponde a chi dice che le ronde sono un fallimento dello Stato?
«Lo Stato deve certo fare la sua parte. Ma chi dice questo spesso dimentica che anche i cittadini hanno dei doveri. La responsabilità a volte manca totalmente. La ragazza violentata a Bologna ha raccontato che nessuno si è fermato ad aiutarla, a chiamare soccorso. Questo è il tipo di cultura alla sicurezza che serve al nostro Paese».
C’è il pericolo che diventi una giustizia fai-da-te?
«Secondo me è un’opportunità splendida. Bisogna stare solo attenti a non bruciarla. Contro questo pericolo ci sono due soluzioni: prima di tutto le direttive del decreto che dovranno essere le più precise possibili e che sicuramente aiuteranno a evitare il pericolo della giustizia fai-da-te e come secondo punto la selezione. È importantissimo riuscire a scegliere persone responsabili. Insomma assolutamente vietato includere nei gruppi teste calde o giustizieri con la voglia di cacciarsi nei guai».
Chi saranno i suoi allievi?
«Persone serie. Questo è il punto di partenza. Potranno partecipare uomini e donne maggiorenni con fedina penale immacolata. L’idea è quella di dare la precedenza a ex poliziotti o carabinieri, ma non è una condizione esclusiva. Ad esempio potranno esserci anche studenti universitari. Sarà il Prefetto comunque a scegliere».
Come farete a scegliere chi è adatto e chi no?
«Non ci vorranno particolari doti né atletiche né militari. Non dovranno fare altro che segnalare a chi di dovere».
Quali strumenti avranno a disposizione?
«Strumenti di comunicazione, telefoni o radio».
Insomma coraggiosi sì ma non eroi?
«Nel mio corso insegnerò anche a non avere paura. Ad affrontare il pericolo. Io ero in piazza della Loggia il 28 marzo del 1974 a Brescia. Quella strage mi ha cambiato per sempre. Ora sono onorato di poter insegnare a comuni cittadini a gestire la paura davanti a situazioni di pericolo».
Don Mazzi vi ha definito i «nuovi bravi».
«Ma è sbagliato. I cittadini saranno gli occhi delle forze dell’ordine non il braccio. Se non ci fossero i volontari della Croce Rossa quel sistema oggi andrebbe in crisi».
Insomma i volontari potranno essere una colonna portante in fatto di sicurezza?
«Certo. A patto che non siano politicizzati. I gruppi non dovranno essere legati a questo o a quel partito, non è così che è stato pensato il provvedimento. Chi si presenta lo deve fare con spirito di servizio per salvaguardare la collettività».
Cosa pensa dell’intervento dell’esercito nelle città?
«Personalmente quando la città sta vivendo un’emergenza allora dico che l’esercito può essere una soluzione. Ma nessuna città può esistere nell’emergenza. L’esercito è addestrato per altre mansioni. Ognuno deve fare il proprio mestiere. E con l’aiuto dei cittadini la situazione migliorerà».
Anche gli immigrati a fare ronde. Nel Trevigiano controlleranno le stesse zone con tanti immigrati. Cosa ne pensa?
«Se dico ronda si pensa automaticamente alla Lega che per prima le ha inventate. Ma oggi i gruppi di volontari per la sicurezza non hanno niente a che fare con il razzismo».