«Ero perseguitato da un paziente»

Il primario smentisce con forza tutte le voci emerse in questi giorni di amanti, lotte di potere e torbidi interessi economici

Paola Fucilieri

«Macché amanti russe! Macché interessi economici con la casa di cura privata San Giuseppe: io lì sono semplicemente un professore universitario! Ne hanno dette e scritte di tutti i colori sul mio conto, ma di vero c’è soltanto il fatto che adesso io mi trovo qui, in questo letto di ospedale. E che qualcuno ha tentato di uccidermi». Edoardo Austoni, il medico colpito in via Dezza lunedì sera da tre pallottole, è ancora ricoverato al Policlinico. Tuttavia, anche dal letto dell’ospedale, ci tiene a precisare, a fare chiarezza su quanto gli è accaduto e su quanto si mormora su di lui, sulla sua professione, sul suo carattere, fino a scandagliare gli aspetti più privati della sua esistenza di medico e di uomo.
«Vorrei che si sapesse che sono una persona che lavora dalle 12 alle 14 ore al giorno - sottolinea Austoni - e che davvero non riesco ancora a capire chi possa essere stato a ferirmi, altrimenti lo avrei detto almeno agli investigatori. Sì, lo ammetto: circa dieci anni fa c’è stato un paziente che, dopo un’operazione, aveva iniziato a ossessionarmi, che diceva di volermi ammazzare. Ma è passato così tanto tempo da allora, non so nemmeno dove sia finito quell’uomo. E poi, dopo avermi tormentato a lungo, quel tipo era sparito dalla circolazione, non si era più fatto vivo con me».
A chi gli chiede, poi, che cosa ricorda del momento in cui è stato ferito e se è vero che ha visto in faccia la persona che gli ha sparato, il medico risponde: «Lo ripeto: ho notato solo un’ombra alla mia sinistra, fuori dalla macchina. Quindi ho sentito in rapida successione gli spari: “Pum, pum, pum”. E a quel punto... A quel punto ha prevalso in me il desiderio di sopravvivenza. Faresti di tutto per non morire, non stupitevi se mi sono fatto forza per reagire e chiamare aiuto: credo lo farebbe chiunque al mio posto, in quei momenti non pensi ad altro».
Infine, a chi gli domanda che cosa abbia intenzione di fare appena verrà dimesso dall’ospedale, il medico risponde senza esitazioni: «Non appena starò bene desidero solo di tornare a operare».
Non dice altro Austoni. Del resto aveva già commentato gli esiti della sua personale indagine interna condotta alla casa di cura privata del Policlinico. «Dalle cartelle passate al setaccio dagli investigatori e da quanto ho saputo io stesso dai miei colleghi, non c’è nessun paziente, a memoria d’uomo, che abbia mai manifestato apertamente il suo desiderio di vendicarsi su di me - aveva già puntualizzato il medico -. Sì, ci sono stati casi di pazienti insoddisfatti, ma nessuno ha mai indicato con esattezza la mia persona e il mio operato. Si tratta di gente che aveva aspettative che andavano oltre quello che la medicina oggi è in grado di dare. Certo, anche nel silenzio può maturare l’azione di un folle».
Ed è proprio in quella direzione che pare siano orientate perlopiù le indagini della squadra mobile.