Gli eroi senza pace non saranno mai «Normali per forza»

da Gardone(Brescia)

Cesare Ferri, è un autore teatrale di singolare coerenza che, almeno a giudicare da alcuni suoi testi che abbiamo avuto modo di leggere (e che finora non sono ancora approdati al palcoscenico), si dedica ad esplorare il mondo chiuso di quegli emarginati condannati per svariati motivi - tutti ugualmente passibili di sanzioni, se non giudiziarie perlomeno etiche - al tragico apartheid degli esclusi.
Capita così anche nella breve pièce Normali per forza messa in scena dalla Compagnia delle Muse di stanza a Cremona con una tournée che ha avuto il suo apice al Vittoriale e che si conclude domani al Teatro Filo di Cremona. Nell’opera se gli echi - da Ionesco a Tardieu - si sprecano come è logico che accada a un autore agli esordi sul palcoscenico, non va sottovalutata la carica eversiva, tra affettuosa e mordace, che fa pensare a certi antichi ghiribizzi di Cesare Zavattini. Anche se, a differenza di quel che capitava a Totò il Buono protagonista di un Miracolo a Milano dove i clochard si alzavano in processione verso il cielo, qui non si dà pace né possibilità di riscatto ai tremuli eroi di queste dannazioni domestiche premiate con la reclusione manicomiale per colpa di un'eccessiva (e sospetta) fantasia che porta gli esclusi ad evadere dal reale. Magari costruendosi un universo su misura come capita alla barbona nel testo chiamata «La collezionista» che Emanuela Soffiantini, autrice anche dei costumi di scena, caratterizza con un brio più tenero che macabro. È proprio questa «macchietta», che immaginiamo ispirata da un'autentica figurina che magari ancora vegeta quieta e sommessa sulle sponde di qualche roggia limitrofa in riva al Po, la figura più intensa e riuscita della sinistra pochade in due atti congegnata da Ferri.
Una donnina che, dopo aver messo in fuga un invisibile topo di fogna, si vede privata d'autorità della posta altrui che raccoglieva felice da cassette capitatele sotto tiro e che, nel tempo libero, si dedicava a raccogliere lapidi lamentandosi della monotonia delle iscrizioni funerarie che accompagnavano il riposo di quegli estinti cui erano originariamente destinate. Prima che l'istituzione chiusa si impadronisse di lei confinandola tra altre vittime della crudeltà sociale. Dove, a offrirle un generico conforto, troverà solo una signora a tal punto prigioniera dell'immaginario da credere di scorgere, accanto a sé, una coppia di amici venuti a salvarla dalla trappola esiziale della solitudine.

NORMALI PER FORZA - di Cesare Ferri Compagnia delle Muse. Regia di Luciano Sperzaga, con Emanuela Soffiantini.