EROINA Berwari

Sono poche, ma dappertutto. Sfidano integralisti, narcos, golpisti. Con uno scopo: declinare il futuro al femminile

Yulia fissa quello che resta del suo passato oltre il filo dell’orizzonte. È il suo ultimo giorno al Palazzo del governo, da adesso dovrà reinventarsi la vita. Nonostante le treccine alla moda, il trucco sempre impeccabile, i tailleur Yves Saint Laurent, chissà perchè ha sempre avuto l’aria un po’ per male. Da una settimana non è più premier dell’Ucraina, licenziata per corruzione. Ma il suo vero sogno, diceva, era fare la modella. Angela invece è tutto il contrario. Paciosa, serena, materna, porta sempre i soliti pantaloni e grazie a dio di recente ha cambiato parrucchiere. Ma fareste bene a non fidarvi. È protestante e donna in un partito cattolico e maschilista, è sposata, ma si presenta con il cognome del primo marito. E partendo dalla Germania Est Angela Merkel domani potrebbe essere la prima donna ad entrare al Reichstag da Cancelliere. Sarà dura battere Schröder, ma è niente rispetto al nemico a cui è stata costretta ad arrendersi la cilena Soledad Alvear, il peggio avversario che c’è: un’altra donna. Michelle Bachelet punta alla Moneda, dove regnò Pinochet: il padre, un generale dell’aviazione, morì di crepacuore dopo essere stato torturato dai suoi commilitoni per essersi opposto al golpe, lei stessa fu arrestata prima di diventare ministro della Difesa. Cioè capo di alcuni dei suoi aguzzini: «Quando mi incontrano ora abbassano lo sguardo» dice. Il giorno della designazione passò in rassegna le truppe con un paio di ciabattine rosa ai piedi.
Il governo delle donne è fatto di piccoli gesti e grandi sogni, non sono ancora una moda ma una tendenza che va forte. Ha gli occhi pieni di dispiacere di Marina Silva, ministro dell’Ambiente di Lula, tutta la vita a scappare da qualcosa. Famiglia poverissima, otto fratelli, analfabeta fino a 14 anni, orfana a 15, è sopravvissuta alla malaria e all’epatite. Per vivere raccoglieva caucciù dagli alberi. È nata in Amazzonia, ha la foresta nel sangue, il suo compito in fondo è difendere la sua culla.
Ha il coraggio di Nesreen Bewari, curda, prigioniera da Saddam e internata nello stesso ufficio dove adesso lavora. Ha tre lauree ad Harvard e ha un compito tremendo: ricostruire l’Irak. Ha già rifatto 3mila villaggi, mille miglia di strade e case per 30mila famiglie. Al Qaida la vuole morta. Scortata da tre auto ogni giorno cambia strada e orari, ma nessuno sa ancora bene dove abiti. Lo stesso destino che perseguitava l’algerina Khalida Messaoudi, condannata a morte dagli integralisti e costretta a vivere in semiclandestinità nel suo ufficio di ministro della Cultura o l’ex fotomodella colombiana Martha Lucia Ramirez, la «generalissima» che comandava l’esercito da ministro della Difesa nella guerra contro i narcos o ancora l’afghana Massouda Jalal, medico, spinta al governo, lei donna nel paese dei talebani, dai tanti pazienti che lei curava gratis.
Ha il pugno di ferro di Wu Yi, arcigna e taciturna vicepremier cinese, unica donna nel Politburo comunista, che Forbes ha messo dietro solo a Condoleezza Rice nella classifica delle donne più potenti del mondo. Sa guidare bulldozer e maneggiare esplosivi, è padrona di tutto tranne che della sua vita: «Non mi sono mai sposata perchè ho un’immagine di un uomo ideale che non si trova nella vita reale». In tutto il mondo ci sono 4 donne premier e 206 ministri, più o meno una ogni quaranta. E forse da domani anche un Cancelliere. Il presente è pessimo e il futuro incerto. Ma forse declinandolo al femminile plurale...