Eros day: "Da Spike Lee a Tornatore, la mia storia su videoclip"

Domani pomeriggio all'Università Iulm di Milano Ramazzotti riceverà il &quot;Premio per la comunicazione&quot;<br />

Milano - Ramazzotti, il suo nuovo cd è in testa a tutte le classifiche. E domani le dedicano addirittura un Eros Day all’Università Iulm di Milano.
«Ma io non amo l’autocelebrazione. A me i tappeti rossi fanno lo stesso effetto dell’aglio a Dracula».

Per un giorno intero saranno trasmessi tutti i suoi videoclip (con filmati inediti), lei incontrerà i fans e poi le consegneranno anche il «Premio speciale per la comunicazione videomusicale». Mica bruscolini.
«Avevo dato il mio consenso ma non immaginavo un tale successo. Ho scoperto quanta attenzione abbia questo premio solo dai miei amici di My Space: a migliaia ne hanno parlato. Però...».

Però?
«Artisticamente un cantante preferisce essere premiato per i suoni più che per le immagini. Ma i video fanno parte del mio percorso. Che cosa farò domani? Io non sono formale, a me queste celebrazioni spaventano. Commenterò e risponderò alle domande come sono capace, tutto qui». Ma poi, se gli parli, Eros Ramazzotti diventa una sorgente di parole, è vorace di attualità e squaderna pensieri che poi tanto banali non sono. Ha appena finito di giocare a pallone («C’era anche Beppe Bergomi, ammazza come corre») e sta tornando a casa da sua figlia Aurora. Una giornata qualunque della popstar italiana più taciturna e riservata. Ma stavolta parla. Volendo, parlano anche i suoi silenzi. E pure le pause tra un pensiero e l’altro alla fine formano un discorso che dà di lui un nuovo ritratto, quello di un uomo con gli occhi bene aperti sul mondo (e non solo il suo).

Non è un periodo allegro.
«Mi sembra che, soprattutto in Italia, lo Stato latiti. In Parlamento fanno solo a botte e basta. E la famiglia deve essere rafforzata, deve ritrovare il suo ruolo. A noi genitori spetta un compito delicato, dobbiamo insegnare seguendo l’attualità. Ad esempio, dopo i fatti del tifoso ucciso, ad Aurora ho ripetuto: sempre massimo rispetto alle forze dell’ordine».

E chi sbaglia, paghi.
«Rimanendo in tema di calcio, qualche tempo fa sono andato a vedere una partita in Inghilterra. Avevo quasi paura, la polizia teneva tutto sotto controllo. Là se alzi un dito allo stadio, non esci più di galera. E infatti in due o tre anni hanno azzerato gli hooligans. Qui siamo ancora lontani, sembra. A Milano, ad esempio, c’è troppo nervosismo e malessere».

Ma l’hanno appena criticata perché avrebbe parlato male del quartiere di Roma dove è nato.
«Sono stato davvero frainteso, io parlavo della situazione di trent’anni fa e della difficoltà a trovarsi un futuro sicuro. Non volevo di certo fare polemica».

Ora si è trasferito a Milano.
«Dove per quattro volte hanno sfasciato le frecce alla mia macchina. Sono stupidaggini, per carità, ma rendono l’idea».

Qui c’è sempre stato il centro della sua musica. E dei suoi video. Spesso ha avuto ospiti importanti. Il primo?
«Patsy Kensit in La luce buona delle stelle. Simpatica, però non ha voluto fare la doccia con me davanti alla telecamera...».

Poi Cher, Joe Cocker, Anastacia e Tina Turner.
«Tina è grandissima, fu lei a cercarmi. Mi invitò a una festa e imparò a memoria Cose della vita. Da lì è nato tutto».

Però lei ha anche recitato per Tornatore in Stella gemella e per Spike Lee. «Un freddo becco quel giorno. Voleva girare sul traghetto a New York con vista sulle Torri Gemelle ma c’era un vento polare».

Ora sono tutti su You Tube.
«Ho preso più familiarità con internet. Ho anche un sito su My Space, si parla, si discute. Ho anche conosciuto donne. Le ragazze giovani devono stare attente, in giro c’è proprio brutta gente. Comunque il web è alienante. Talvolta mi metto davanti al computer alle 5 del pomeriggio e mi alzo a mezzanotte. È una droga».

Meglio rimanere coi piedi per terra: il suo nuovo cd è uno dei più venduti in Europa.
«Quasi un milione di copie in una settimana. Ma il prossimo anno inizierò a lavorare al nuovo album. Mica mi posso fermare, lo so».