Tra eros, garbo e avventura gli amori di Sibilla Aleramo

Al Biondo di Palermo una intrigante pièce sulla Musa delle lettere italiane

Enrico Groppali

Chi era Rina Faccio alias Sibilla Aleramo? Una mitomane che aveva trovato nella facile stesura di febbrili romanzi a sensazione il veicolo adatto alla promozione sociale che altre sue colleghe di facili costumi trovavano nelle alcove fin-de- siècle? O era semplicemente una donna libera che, nata in Italia due anni dopo la scomparsa, in Francia, dell'antesignana George Sand è passata alla storia minima delle lettere per aver pubblicizzato la sua insaziabile curiosità erotica? A questo e ad altri interrogativi, dopo la delusione del film di Michele Placido Un viaggio chiamato amore, dove la figura dell'indomabile pitonessa che trascorse dalla tentazione autoritaria rappresentata dalle due «emme» (Marinetti e Mussolini) alle sollecitazioni del Pci di Togliatti si scorporava nella tormentata storia d'amore con Dino Campana, risponde oggi il bel testo di Osvaldo Guerrieri.
Il quale immagina che la bella creatura avvolta in una violacea nube di tulle da Gran Sacerdotessa del Piacere inviti il pubblico a brindare al felice exitus della sua parabola. Sullo sfondo raffinato del palco che l'abnorme capacità di Carriglio scenografo trasforma per allusioni minimaliste in uno studio austero mitigato da un divano capitonné foderato del blu caro a Manet e da un'eccentrica «table d'hote» in ferro battuto, Liliana Paganini all'inizio modula con voce piana, sottratta a qualsiasi tentativo di spiegare i toni nel canto, la vicenda terrena di questo incredibile personaggio che, nella maturità, riceveva Alba de Cespedes nel solaio dove si era ridotta sotto una pianeta cardinalizia strappata all'incuria di un parroco suburbano. L'attrice sceglie con grande intelligenza la duplice via del'interpretazione di un carattere e della citazione di quel manierismo che Sibilla coltivava nella vita ogni volta che incontrava un uomo passibile di essere sedotto. Sorretta da un regista come Carriglio che sottolinea, dell'arabesco letterario di Guerrieri, il lato confidenziale e pungente, l'apologo si bagna degli umori sotterranei ed inquieti della Mitteleuropa offrendo all'interprete la rara occasione di narrare il lungo excursus di Sibilla come un'esplorazione nella psicologia del profondo.

SIBILLA D'AMORE - di Osvaldo Guerrieri Regia di Pietro Carriglio, con Liliana Paganini. Teatro Biondo Stabile di Palermo, fino al 2 dicembre.