Con Eros Pagni l’illusione è comica

Realtà e finzione si intrecciano sul palcoscenico del teatro Strehler in uno spettacolo diretto da Marco Sciaccaluga

Igor Principe

Il titolo è L'illusione comica. E in effetti l'illusione c'è, ma non è una sola. Nella pièce di Pierre Corneille che dal 19 al 30 aprile sarà in scena al teatro Strehler, infatti, la sovrapposizione di tematiche è tali che lo spettatore ci mette un po' a cogliere l'essenza di ciò cui sta assistendo. A tutta prima, la sensazione è di trovarsi di fronte a un testo sul conflitto tra autoritarismo e libertà, incarnati da un padre-padrone, Primadante, che caccia di casa il figlio Clindoro. Poi subentra il tema del pentimento: il padre, disperato, farebbe qualsiasi cosa pur di sapere qualcosa del figlio e di conoscerne il destino.
Quindi, entra in scena l'illusione: i sortilegi del mago Alcando permetteranno a Primadante di vedere Clindoro senza esserne visto, e di assistere alle sue vicende. Un gioco che si protrae fino al punto in cui realtà e finzione si intrecciano, aggrovigliandosi in modo da non poter più distinguere l'una dall'altra.
In questa veste, il tema è ben noto a chi abbia la passione del teatro. L'illusione comica è uno dei grandi testi del barocco, e nel far giocare il reale con l'onirico guarda a modelli insuperabili: lo Shakespeare del Sogno di una notte di mezza estate, il Calderon de la Barca de La vita è sogno. «Questo è certamente vero. Ma io andrei oltre. In questa pièce non si parla del teatro come specchio del mondo, ma come metafora», dice Marco Sciaccaluga, regista in un allestimento che ha per protagonisti Sara Bertelà, Fabrizio Contri e il grande Eros Pagni, nel ruolo del mago Alcandro. «La domanda che Corneille ci pone è duplice: l'uomo ha bisogno dell'arte? E questa, cosa ci fa capire?».
Per arrivare alla risposta, Sciaccaluga porta la memoria a oltre quindici anni fa. «Ero a Rotterdam in tour quando scoppiò la guerra nel Golfo - racconta -. Guardavo la Cnn e mi sembrava di essere lì. Le immagini di quella tragedia mi emozionarono, ma presto la passione si tramutò in disincanto: la guerra era diventata un immenso blob da scorrere indifferentemente. Poi, una sera, mi capitò di rivedere Apocalipse Now e in alcune scene mi ritrovai a piangere come un vitello. Ecco perché l'arte ci serve: di fronte ad essa, non c'è Cnn che tenga».
L'arte, e di rimando il teatro, servono insomma per tenere desto l'uomo davanti alle cose che accadono, e a capirle. La storia di Primadante ne è metafora, basata sull'esperienza personale del suo autore. «Corneille ha scelto il teatro andando contro la volontà paterna - spiega Sciaccaluga -. In una lettera al padre scrive che fare arte ha la stessa importanza di far funzionare gli acquedotti. C'è da aggiungere che la gente del suo tempo lo sapeva. Luigi XIV e il cardinale Richelieu, ovvero il potere politico, riconosceva il ruolo del teatro come figura centrale nella società del tempo. Le cose sono diverse ora, ma non voglio farne una questione politica. Credo tuttavia che quell'idea sia più che valida, sia che si affronti un testo contemporaneo che un classico come questo. Anzi: i classici sono i lavori che più di tutti ci parlano dal futuro». L'illusione comica giunge a Milano dopo una lunga tournée che ha preso il via l'anno scorso a Genova, e che ha riscosso un buon successo, anche di critica. Tra i punti di forza, la bella traduzione ad opera di Edoardo Sanguineti.
Si tratta dunque di uno spettacolo rodato, ma diverso da quello che vive nella memoria cittadina grazie a una regia di Giorgio Strehler risalente a una ventina d'anni fa. Allora l'antro di Alcandro era una grotta luminescente in cui riflessi liquidi accentuavano l'atmosfera onirica trasformandola in una specie di regione dell'anima e della psiche.
Sciaccaluga si muove invece agli antipodi, ambientando l'azione su un palcoscenico grigio e rovinoso, dove spiccano muri sbrecciati e luci livide.