EROTISMO L’energia che scuote la storia

La tesi dello storico francese è complementare a quella di Max Weber che legò lo sviluppo del capitalismo alla repressione dell’eros imposta dall’etica protestante

Robert Muchembled è, con Alain Corbin, uno degli storici francesi più esperti nell'analisi di temi come la magia, la stregoneria, il diavolo, la violenza: non sorprende dunque l'argomento della sua ultima opera, L'orgasmo e l'Occidente. Storia del piacere dal Rinascimento a oggi (Raffaello Cortina Editore, 370 pagine, 29 euro). Ma è proprio il titolo che causa le maggiori perplessità su un saggio peraltro documentato e stimolante. Pazienza per la parola «orgasmo» che avrebbe potuto benissimo essere sostituita con «sesso», però «Occidente» è davvero un'appropriazione indebita per un saggio che prende in esame soprattutto la Francia e l'Inghilterra (o, meglio, le loro capitali) con qualche rara incursione in Italia; e che soltanto nella quarta e ultima parte analizza, piuttosto genericamente, la situazione negli Stati Uniti dal 1960 ai giorni nostri.
Questo il punto di partenza: «Se il Cristianesimo ha cercato fin dalle origini di soggiogare il magmatico istinto vitale attraverso un apparato di divieti e di proibizioni, la pressione morale si è intensificata realmente solo a partire dalla metà del XVI secolo, sia sul fronte cattolico sia su quello protestante, quando i dettami religiosi riescono ulteriormente a imporsi attraverso nuove e severe leggi promulgate dai poteri civili». È inevitabile, allora, il confronto con il celebre saggio pubblicato da Michel Foucault trent'anni fa, La volontà di sapere (Feltrinelli). La crescente sorveglianza del corpo e dell'anima denunciata da Foucault ha avuto, per Muchembled, conseguenze positive inattese per la collettività, in quanto l'energia vitale degli individui - deviata dalla pulsione sessuale - fu «canalizzata e spesso orientata verso grandi ideali collettivi». La tesi dell'Orgasmo e l'Occidente finisce così per essere complementare a quella di Max Weber, che vide nell'ascesa protestante il principio attivo della modernità capitalista: allo stesso modo, per Muchembled, il bisogno di liberazione provocato dalla repressione sessuale avrebbe dato inizio al «dinamismo generale dell'Europa».
La storia della sessualità, nei secoli considerati, viene vista come una serie di contrapposizioni. Nella seconda metà del Cinquecento e nel Seicento il concetto di piacere è strettamente legato a quelli di dolore e di castigo, provocando però un forte desiderio di rivolta. Allo stesso modo, dal 1700 al 1960 si sviluppano due grandi fasi, sia di libertà dei costumi sia di puritanesimo: nel periodo illuminista l'erotismo assume nuove forme e comincia a svilupparsi la pornografia; con la cultura puritana, però, l'antico oscurantismo sessuale riprende lena e - tra il 1800 e il 1960 - si proclama il dovere di tornare a reprimere le delizie della carne.
Il tema del godimento come fonte di sofferenze proseguì il suo corso dotandosi di certezze scientifiche, soprattutto riguardo all'onanismo o all'omosessualità, definite alienanti e debilitanti sino alla progressiva corrosione dell'individuo: «Considerato ordinario fino a quel momento, talvolta come sfogo tollerabile della sessualità giovanile contadina in attesa del matrimonio sempre più tardivo, il piacere solitario diventa realmente un tabù all'inizio del XVIII secolo in Inghilterra. Per lungo tempo è oggetto di riprovazione dei benpensanti. Lo stesso Freud lo considera un pericolo di corruzione del carattere. (...) L'offensiva contro la masturbazione è esattamente contemporanea alla definizione di un gruppo di gay a Londra, i mollies». Allo stesso tempo viene ribadito che il ruolo della donna è quello della madre riproduttrice, che deve restare estranea ai piaceri della carne. Viene bollata specialmente la «propensione naturale» delle figlie di Eva a godere senza limiti dei piaceri carnali: «A differenza del corpo costantemente violato e alla ricerca di soddisfazioni lussuriose, il corpo della moglie ideale è estraneo alle tentazioni, partorisce, secondo il comandamento divino, poi nutre. Buona sposa e buona madre, coraggiosa fino al sacrificio, ha tutte le caratteristiche delle donne che avranno salva l'anima poiché accettano docilmente la tutela maschile indispensabile a guidarle su questo difficile cammino, contrario alla loro natura ribelle e soprattutto peccatrice».
L'ipocrita licenza - riservata agli uomini - di dirigere i propri focosi istinti verso le peccaminose carni delle prostitute, porta anche gravi conseguenze: «Le malattie sessuali si sviluppano vigorosamente nell'ultimo decennio del Seicento: colpiscono anzitutto i depravati, da qui il nome generico di “male del gentleman”, poi si estendono a tutta la popolazione fino ai più poveri verso il 1790». A questo proposito si sviluppò una credenza popolare che ossessionava i ricchi e che si ripropone pari pari ai giorni nostri - soprattutto in Africa, ma non solo - riguardo all'aids: «L'idea secondo la quale relazioni carnali con una vergine permettano di guarire le malattie veneree; si tratta di un’opinione che comincia a diffondersi a partire dal 1720, come dimostrano i documenti degli archivi giudiziari relativi al moltiplicarsi di sequestri di ragazze preadolescenti di tredici anni e anche meno».
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, l'equilibrio tradizionale (radicato sul dogma della sessualità colpevole) viene fortemente messo in discussione: prima dall'irrompere sulla scena pubblica dell'orgasmo femminile, poi della pillola anticoncezionale: infine dalla «nascita» di un terzo soggetto, quello omosessuale, che rivendica con forza i propri diritti. Le conseguenze immediate sono sotto gli occhi e nell'esperienza di tutti, mentre a più lungo termine gli effetti sono «incalcolabili», secondo Muchembled. Né si può dargli torto. Ma, al momento, godiamoci la conclusione del libro: «L'individuo (...) non ha mai disposto di una così grande libertà di scelta, almeno in Europa, per realizzarsi, godere del proprio corpo e vivere pienamente i propri desideri in una eguaglianza erotica diventata possibile tra uomo e donna e anche tra partner dello stesso “genere”».
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