Errore per errore, così nasce una clamorosa ingiustizia

da Milano

I genitori e il loro avvocato dicono che c'è stata malafede. Sarebbe grave. Ma anche se malafede non ci fosse stata, i documenti che raccontano la storia di Basiglio fanno ugualmente rizzare i capelli. Perché raccontano la storia di come una menzogna ha preso forma di verità ed è stata presa per buona, passo dopo passo, da tutti quelli che avevano il dovere di controllarla, e che invece non l'hanno fatto. Insegnanti, preside, assistenti sociali, pubblico ministero, giudici hanno lasciato che questa presunta verità vivesse di vita propria e venisse data per assodata, anche se questo voleva dire spezzare una famiglia, togliere i genitori ai figli, i figli ai genitori. Ecco la sequenza dei documenti, con i loro protagonisti.
Graziella Bonello, dirigente scolastico. Il 14 marzo invia ai servizi sociali del Comune di Basiglio una segnalazione urgente: «In data 10 marzo ho ricevuto da un’insegnante la comunicazione di un racconto di un’alunna, L. G., il cui contenuto riguardava la sfera sessuale; più precisamente la bambina comunicava il suo segreto consistente in un rapporto con il fratello maggiore configurabile come un rapporto sessuale orale. Contestualmente ricevevo un quadernetto con una dichiarazione molto articolata sul tipo di rapporto, effettuata dalla bambina stessa corredata da disegni inequivocabili». Ecco il primo falso: il disegno viene attribuito a G. senza incertezze, nonostante un’altra mamma abbia già avvisato le maestre che a fare il disegno è stata la propria figlia.
Federica Micali, assistente sociale, e Luca Motta, psicologo. Lo stesso giorno, il 14 marzo, dopo avere parlato solo con la dirigente Bonello, i due funzionari del Comune di Basiglio scrivono alla Procura chiedendo l’autorizzazione a allontanare immediatamente i bambini della famiglia. Il passaggio più sconcertante: «Ad oggi il servizio non ha mai visto la famiglia e i minori, ma si ritiene che a oggi non vi siano i presupposti per un colloquio con la minore stessa».
Maria Luisa Mazzola, pubblico ministero. Lo stesso giorno Maria Luisa Mazzola, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori, restituisce il fax al Comune di Basiglio con cinque righe scritte a mano: «Il pm, letta la segnalazione, esprime nulla osta al collocamento ex articolo 403», cioè all’allontanamento dalla famiglia. Se il pm ha compiuto qualche verifica, nel fax non ve n’è traccia.
Luca Villa, giudice minorile. Sei giorni dopo, il 20 marzo, il tribunale presieduto da Villa conferma l’allontanamento con un decreto di quattro pagine che ancora una volta attribuisce senza incertezze il disegno a G.: «Vi sono una serie di disegni fatti dalla minore». Per la prima volta appare l’ipotesi che sia solo una fantasia, ma la conclusione non cambia: «In questa prima fase di valutazione non si è nella condizione di esprimere giudizi, quel che è certo è che G. è in una grave situazione di pregiudizio in quanto vittima di abusi sessuali o esposta a atti sessuali altrui (per visione diretta o per immagini) o comunque a situazioni tali da indurla a fantasie a sfondo sessuale assolutamente inadeguate rispetto all’età». Pesante il giudizio sulla madre di G. anche se i giudici la incontreranno solo dieci giorni dopo, il giorno 31: «La scuola riferisce di averne parlato con la madre, la quale avrebbe assunto un comportamento sicuramente poco protettivo, anche se ci si trovasse innanzi ad una fantasia della minore, avendo deciso di punire la bambina in base alla sola negazione del fratello invece che affrontare con degli specialisti una situazione così complessa e difficili».
Per questo motivo si conferma l’allontanamento di G. Il fratello viene anch’egli allontanato «perché se i fatti sono accaduti anche per A. si rende necessario un intervento terapeutico essendo evidente la distorsione con la quale si sta avvicinando all’esperienza sessuale». Se i fatti sono accaduti: un periodo ipotetico che però strada facendo diviene certezza, senza che venga compiuta nessuna verifica.
Le verifiche arriveranno dopo, con calma. La perizia grafica viene decisa solo il 15 aprile e assegnata il 28. La perizia psicologica addirittura il 6 maggio. Il perito grafico impiega dieci giorni per stabilire quel che si vede a occhio nudo, e cioè che i disegni non li ha fatti G.: il 7 maggio anticipa le conclusioni ai giudici, il 10 maggio consegna la perizia. Il 14 maggio arriva la consulenza psicologica: G. è devastata dagli incubi, vuole solo tornare a casa. Per la prima volta in tutta questa brutta storia, a questo punto il film accelera. Ventiquattro ore dopo la perizia psicologica, il 15 maggio, il tribunale si riunisce e ordina di «provvedere all’immediato rientro di G. a casa».