Errori e gaffe, coro di proteste contro il libro di Bocca

Nomi e date sbagliati, stragi inventate. Anche il cardinale Giordano si arrabbia. De Laurentis: «Non si documenta più»

Paolo Bracalini

Non sarà solo perché ha sbagliato la sua data di nascita, che il cardinale si è lasciato andare alla battuta. «Giorgio Bocca conosce Napoli come io conosco Sydney», dice l’arcivescovo di Napoli Michele Giordano, nato a Sant’Arcangelo il 26 settembre 1930, non il 26 ottobre. Quasi come l’afragolese Antonio Bassolino, secondo Bocca nato ad Avellino. Non sono le uniche inesattezza nelle 132 pagine di «Napoli siamo noi» (Feltrinelli). Anzi, le molte cantonate che il grande giornalista si è preso sotto il Vesuvio hanno imbarazzato perfino la redazione napoletana della Repubblica, che cortesemente (il ringraziamento è nella seconda pagina) aveva prestato una mano all’anziano maestro per il suo nuovo viaggio nel sud d’Italia. Nemmeno una breve per la presentazione a Napoli del libro.
Sviste, imprecisioni, errori, leggerezze a cui l'esperienza decennale non è venuta in soccorso. Al Mattino di Napoli un lettore ha scritto per elencarle tutti, sdegnato dallo sprezzo di un inquistore così poco documentato. «Un’inchiesta straordinaria che emoziona e fa riflettere», ha fatto scrivere l’editore Feltrinelli nella quarta di copertina. Ma l’inchiesta stavolta rischia di diventare celebre per gli errori. Come quando Bocca scrive che a Scampia il 2 novembre 2005 «quattro esponenti del nucleo che non portano la divisa vengono scambiati per scissionisti (camorristi, ndr) e trucidati». Fermi tutti: il 2 novembre i carabinieri senza divisa a Scampia, scambiati per scissionisti, non si fecero neppure un graffio. Per questo un consigliere comunale di Forza Italia, Raffaele Ambrosino, ha scritto alla casa editrice per chiedere il rimborso degli 11 euro: «È incredibile che l’autore dia per morti e sepolti quattro carabinieri tuttora vivi e vegeti».
A pagina 32 scrive: «La famiglia di Annalisa Durante, la ragazza trucidata per uno sguardo (...)». No, qui lo sguardo non c’entra niente, una pallottola piuttosto. Annalisa Durante fu vittima innocente di uno scontro a fuoco tra clan della camorra. Poi il clan Fabbrocino per Bocca diventa Fabbricini, i Mazzarella san Giovanni a Teduccio diventano i Mazzarella di Sarno, Rosa Russo Iervolino acquista una J nel cognome e «una voce roca» (roca, la voce della Iervolino?). Allo zelante vigile De Felice, quello che a Napoli è famoso perché riconosce le auto clonate, e per questo fiuto l’hanno soprannominato Rambo, Bocca attribuisce un fisico da Sylvester Stallone. Non l’ha mai visto dal vivo, perché il vigile De Felice Antonio, dice il napoletano Piero Sorrentino «è basso e magro». Bocca ha fatto arrabbiare anche il presidente del Napoli calcio Aurelio De Laurentis. In un capitolo su Napoli soccer Bocca descrive il sottobosco finanziario dietro il capitale della società: «Una selva di sigle che risalgono alla banca Capitalia; un crocevia di partecipazioni dello spettacolo, della musica, degli immobiliari che fa capo al banchiere Geronzi. (...) Siamo alla finanza inventiva, fantastica, costellata da sigle strane in cui si incontrano persone di dubbia fama e grandi capitalisti, figli di papà e scrocconi del generone romano». Dopo averlo letto il presidente De Laurentis ha tirato fuori l’assegno della banca Unicredit «con cui ho comprato la società. Dietro di me non c’è Geronzi. Bocca l’ha scritto perché non si documenta più, forse perché ormai è un giornalista anziano».