Errori e strane regole della taroccabile roccaforte della rete

L’altroieri l’amministratore delegato della Treccani Francesco Tatò e il presidente dell’Istituto Giuliano Amato hanno orgogliosamente dato l’annuncio dello sbarco on line della leggendaria enciclopedia con un nuovo fiammante portale: «Con un investimento di 2 milioni di euro siamo passati dall’Enciclopedia italiana all’Enciclopedia degli italiani, disponibile a tutti!». E viva l’Italia. Errori compresi.
Infatti parecchie voci del portale Treccani rimandano coloro che vogliono approfondire l’argomento nientemeno che a Wikipedia. D’accordo che in Rete il concetto di competizione culturale è debole - quasi tutti linkano a quasi tutti e amen - ma linkare proprio alla diretta concorrenza, e soprattutto a una concorrenza ben lontana dagli standard storicamente elevati della Treccani, sembra da parte dell’Istituto un cedimento che ha dell’inspiegabile. A peggiorare le cose, poi, si rischia di mandare il lettore a spiaggiarsi su qualcuna delle ormai celebri «parzialità ideologico-scientifiche» di Wikipedia.
Che dire, infatti, di quando Wikipedia espulse quattro mesi fa lo studioso Emanuele Mastrangelo perché aveva aggiornato una voce scrivendo una notizia confermata dalla stragrande maggioranza degli storici, e cioè che la fine della Seconda guerra mondiale in Italia assunse il carattere di una «guerra civile»? Ancora oggi, su Wikipedia.it, non c'è nessun riferimento alla Resistenza sotto la voce «guerra civile». Né alla guerra civile sotto la voce «Resistenza», se non di sfuggitissima. Quest’ultima voce, però, riporta in pratica senza contraddittorio di come «i fascisti non hanno titolo di fare le vittime» (copyright Ermanno Gorrieri).
Si dirà: voci calde, «sensibili», dove tutti mettono mano. Ma appunto per questo, non sarebbe meglio dedicargli un’attenta curatela super partes, anziché espulsioni per gli studiosi, come dire, «non allineati»? Ritroviamo strane ambiguità al limite dell’ideologia anche nelle voci dedicate all'eccidio di Porzûs (tanto che l’onorevole Carlo Giovanardi fu costretto, lo scorso maggio, a contestare la correttezza della relazione storica - in parte copiata da Wikipedia - che accompagnava il decreto che tutelava l'interesse culturale delle malghe omonime) e nelle voci dedicate all’attentato di via Rasella (che diventa un «attacco»), all’eccidio dell'ospedale psichiatrico di Vercelli, a Pio XII, al Gruppo di Azione Patriottica (composto da partigiani comunisti, pertanto degni di qualche «pennellata eroica» più dei partigiani che non lo erano) e a molte altre di importanza storico-politica.
Rimandando a voci enciclopediche scritte e approvate sostanzialmente attraverso il «consenso» della maggioranza dei wikipediani (sia detto al di là del colore politico di ciascuno di essi) e non dopo una serie di concrete, per quanto costose, verifiche da parte di specialisti, il portale Treccani tradisce se stesso e le doti di accuratezza per le quali l’enciclopedia è stata un punto di riferimento per decenni. Ma si sa, stare sul web è un fatto di link, mica di verità.