"Gli errori della Grecia intollerabili per l'euro"

Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet: "La Grecia deve correggere quello che è stato fatto nel passato e che
era incompatibile" con le regole dell'euro. E agiunge che la politica fiscale del passato "non era tollerabile e non avrebbe dovuto essere tollerata"

La Grecia deve rimediare ai suoi errori, che non sono tollerabili per la stabilità finanziaria dell'area euro. Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, in un'intervista all'emittente televisiva francese LCI ripresa dalla Bloomberg. "La Grecia deve correggere quello che è stato fatto nel passato e che era incompatibile" con le regole dell'euro. La politica fiscale greca del passato "non era tollerabile e non avrebbe dovuto essere tollerata", ha aggiunto Trichet. Il presidente dell'Eurotower ha aggiunto che l'impegno a sostenere la Grecia, preso dai governi europei al Consiglio Ue della scorsa settimana, è "importante". Secondo il giornale Handelsblatt, l'Ue e la Bce non sarebbero comunque d'accordo sui tagli al deficit che Atene deve realizzare: la Bce - scrive il giornale - chiede un impegno a tagliare il deficit con più decisione, e vorrebbe dalla Grecia un aumento delle tasse sul valore aggiunto, sull'energia e sui patrimoni più elevati.

Non c'é motivo per avere dubbi sugli altri paesi dell'euro dopo la crisi dei conti pubblici greci., ha aggiunto Trichet, precisando che l'impegno preso dal COnsiglio europeo per aiutare la Grecia è sufficiente, e ha lodato l'autonomia di Eurolandia ribadendo che non c'é bisogno di aiuti da parte del Fondo monetario internazionale. Quanto alle misure di risanamento, Trichet ha detto che è preferibile tagliare la spesa piuttosto che aumentare le tasse. 

E Wall Street finisce di nuovo sotto accusa, questa volta per la crisi dell'euro, che grandi banche Usa avrebbero contribuito ad acuire grazie ad una serie di sofisticati prodotti derivati, sfruttando meccanismi perfettamente legali, anche se molto discutibili. Il New York Times lo scrive oggi con ampio rilievo in prima pagina, sostenendo che due grandi banche di Wall Street come Goldman Sachs e JP Morgan Chase hanno aiutato la Grecia a mascherare l'entità del proprio debito mettendo in serie difficoltà l'euro in queste ultime settimane. Secondo il quotidiano della Grande Mela "Wall Street non ha creato il problema del debito europeo, ma i banchieri hanno permesso alla Grecia e ad altri paesi di farsi prestare denaro al di là delle loro possibilità, attraverso accordi che erano perfettamente legali".

Ma il Nyt aggiunge che "ci sono poche regole su come i governi possono prendere a prestito denaro per finanziare spese come quelle militari o quelle sanitarie. Il mercato per il debito sovrano è senza restrizioni quanto è vasto". Secondo il quotidiano, una serie di meccanismi swap messi a punto dalle due banche americane hanno permesso alla Grecia di ipotecare alcuni settori della propria economia mascherando parte del debito alle autorità comunitarie di Bruxelles, perché le operazioni in questione non sono appaiono come prestiti bancari. In particolare, la Grecia avrebbe finanziato parte del suo deficit sulla sanità pubblica impegnando i futuri introiti sulle tasse aeroportuali, i pedaggi autostradali e gli incassi legati alle lotterie di stato. Secondo il Nyt meccanismi analoghi erano stati sfruttati in passato anche dall'Italia per ridurre artificialmente il proprio deficit con prodotti derivati, attraverso meccanismi particolari legati ai tassi di cambio. Con l'aiuto di JP Morgan, scrive il Times, "nonostate elevati deficit persistenti nel 1996 un prodotto derivato ha aiutato l'Italia a mettere il budget in linea: cambiando valuta con la banca a un tasso favorevole, e portando effettivamente più denaro nelle mani del governo. In cambio, l'Italia si era impegnata a rimborsi futuri che non sarebbero stati contabilizzati come passività ".

La vicenda italiana aveva provocato code polemiche fino al 2001. L'operazione, come dichiararono ufficialmente sia il Tesoro italiano sia le autorità di Bruxelles, aveva superato l'esame di Eurostat, alla quale spetta la valutazione dei criteri per il calcolo del debito pubblico dei paesi europei e che ne aveva certificato la regolarità.