Ersel: «Nessun investimento nei fondi Madoff»

A Zurigo, dove l’assemblea di Ubs lo ha confermato vicepresidente indipendente fino al 2010, Sergio Marchionne è rimasto costantemente in contatto con Washington e Detroit per essere aggiornato sugli sviluppi delle trattative con Chrysler. «Sono rimasti 15 giorni - ha risposto ai giornalisti l’amministratore delegato di Fiat - prima della scadenza che ci ha dato il presidente Obama, quindi sto comunicando con gli americani anche da qui, seduto in assemblea». Secondo il top manager c’è il 50% delle possibilità che le nozze vadano in porto (per alcuni l’accordo con gli americani è praticamente cosa fatta): in questo momento, oltre allo scoglio della ristrutturazione dei debiti di Chrysler, i negoziatori stanno trattando la partita decisiva con i sindacati: «Senza il loro consenso - ha spiegato ieri l’ad - l’intesa non sarà possibile» (lunedì, in proposito, riprenderanno i colloqui, in stallo dall’inizio del mese, con l’organizzazione canadese).
E nel ricordare la propria disponibilità ad assumere la guida anche della futura Chrysler («sono pronto a fare ciò che serve per il rilancio della società»), il top manager si è detto sicuro che la conferma dell’accordo con gli americani avverrà entro i tempi previsti. Tuttavia, nel caso in cui fallisse il tentativo, «Fiat si riserva tutti i diritti di continuare il suo sviluppo industriale».
Marchionne ha ricordato, al riguardo, l’obiettivo di creare un gruppo da 5,5-6 milioni di auto vendute all’anno: «Se non lo possiamo fare con Chrysler - ha aggiunto - guarderemo altrove. La bancarotta per la casa Usa? È necessario prestare attenzione a ogni atto che possa distruggere l’operatività commerciale di Chrysler; inoltre, non sarebbe la soluzione migliore per i dipendenti della casa Usa, che sono quelli di cui mi preoccupo di più», ha risposto.
La stampa americana, intanto, anche ieri si è sbizzarrita lanciando una nuova ipotesi di soluzione. Il New York Times, in un editoriale, ha descritto come «strada migliore per la sopravvivenza dell’industria automobilistica Usa unire Chrysler e General Motors». In questo modo, riprendendo la tesi espressa anche dalla Washington Post, «Fiat potrebbe rilevare alcuni degli impianti non più utili a Chrysler dove produrre Alfa Romeo e 500». Per l’ad del Lingotto si prospetta un fine mese bollente: oltre alla definizione della vicenda Chrysler, dovrà infatti rassicurare la comunità finanziaria dopo la presentazione dei conti del primo trimestre. Ieri Marchionne ha cominciato a preparare il terreno, ribadendo con una maggiore precisione i concetti anticipati qualche mese fa: «Il primo trimestre dell’anno sarà il più brutto che avremo nel 2009 - ha spiegato -; ho sempre detto che il periodo in esame sarebbe stato duro. Il mercato è ripartito a marzo per quanto riguarda le auto», e comunque ci sono segnali positivi: la quota mercato di Fiat in Europa (oggi l’Acea diffonderà i dati ufficiali) è a fine marzo «intorno al 9,2%, rispetto al 7,4% del 2008». «Ma il mercato - ha aggiunto - ancora non va, specie quello delle macchine movimento terra che è completamente ingessato, così come quello dei camion». Le affermazioni di Marchionne hanno avuto un impatto positivo a Piazza Affari: le azioni sono cresciute del 2,3% riportandosi a quota 7 euro.
Oggi, infine, il mediatore federale belga ha convocato a Bruxelles una riunione tra le parti nella vertenza sul taglio degli organici del centro vendita e officina Fiat dove la scorsa settimana sono stati «sequestrati» per alcune ore tre dirigenti, uno proveniente dal Lingotto.