Erzelli, la partita della vita per il futuro di Genova

(...) A questo punto, lo snodo è semplicissimo. Se naufraga il trasferimento di Ingegneria agli Erzelli, con ogni probabilità naufraga anche l’intero progetto del Parco scientifico e tecnologico sulla collina. E, insieme ad essi, naufraga anche il futuro di Genova. Già oggi il settore dell’hi-tech è il secondo settore produttivo della città, addirittura davanti al Porto, che è al terzo posto come dato aggregato. Il problema è che, visto che al primo posto ci sono il Comune e le municipalizzate, che non è propriamente un indicatore economico trionfale per una città, di fatto, l’alta tecnologia è al primo posto fra le attività produttive reali.
Ma può rimanerlo solo se il progetto Erzelli decolla, altrimenti il rischio è di perdere ulteriori eccellenze.
In questo quadro, cosa succede? Che c’è uno che lotta come un leone, ovviamente anche per suoi legittimi interessi economici, per portare a termine il progetto Erzelli. Il leone - che, per l’appunto, non è santa Maria Goretti dell’hi-tech e non lo fa per beneficenza, ma comunque è uno che ci crede davvero - è il professor Carlo Castellano, una delle intelligenze più cristalline di Genova, che è come un Henry Ford delle nuove tecnologie, con Erzelli come sogno ad occhi aperti, un folletto buono della speranza di dare un futuro a questa città.
Il problema è che, accanto al leone, ci sono tante pecorelle. Pensate che, ieri mattina, in consiglio regionale non si è detta una parola sul caso. E, negli ultimi giorni, fra centinaia e centinaia di comunicati arrivati sul nostro tavolo, solo due parlavano di Erzelli: uno «neutro» della consigliera regionale pidiellina Raffaella Della Bianca che chiedeva lumi a Claudio Burlando sulla copertura economica dell’operazione. Il secondo di Walter Bertini, uomo dell’economia e dell’impresa di Italia Futura Liguria che si è schierato pesantemente a favore del «nuovo miracolo economico Erzelli».
Nello stesso tempo, sono arrivati centinaia di comunicati per chiedere che Fincantieri restasse aperta, anche senza commesse, anche senza navi.
È la fotografia di Genova.