«Esagerati, quel contratto è solo fuori tempo»

Gian Piero Scevola

Signor Dal Cin come si sente da indagato per frode sportiva?
«Andiamo per gradi. Intanto sono convinto che da questa storia uscirò facilmente. Alla mia età non posso avere rogne di questo genere».
Intanto nel registro degli indagati a Genova c’è anche il suo nome.
«E deve essere un errore».
La magistratura sbaglia persona.
«Non ha sbagliato persona, ha però errato nell’attribuirmi una carica sociale che non ho più».
Si spieghi meglio.
«Sono indagato in qualità di amministratore unico del Venezia. Il fatto è che da due mesi non sono più l’amministratore del club. È stato fatto un nuovo consiglio ed ora sono solo un consigliere del Venezia, uno come tanti altri senza nessuna funzione specifica. Non sono più il legale rappresentante del Venezia, ecco dove sta l’errore».
Ma anche suo figlio Michele è iscritto nel registro degli indagati.
«Anche questo mi sembra un atto dovuto perchè Michele è direttore generale del Venezia».
Lei domani verrà sentito dai giudici genovesi, come risponderà alle eventuali contestazioni?
«In primis non c’entro niente in tutto questa storia e non ho responsabilità dirigenziali, come già detto. Poi ero lontano dall’evento, non ho gestito niente della partita sotto inchiesta tra Genoa e Venezia».
Già, però il Venezia è suo.
«Diciamo che sono interessato alla sopravvivenza di una società storica come il Venezia».
Quindi lei non si sente coinvolto?
«Ho sentito cose che non rientrano tra i miei compiti».
Deve però ammettere che con Enrico Preziosi è in buoni rapporti.
«Non buoni, addirittura ottimi. In questi anni abbiamo fatto tante battaglie insieme in Lega e anche tanti affari di mercato insieme. Non posso negarlo e anche se dovessero controllare i miei tabulati telefonici, salterebbe fuori che in un anno a Preziosi ho fatto più di cento telefonate. Ma tra noi ci sono amicizia e rapporti di lavoro. E di affari insieme continueremo a farne».
Sabato scorso era a Genova?
«No, non ho visto la partita».
Però dell’operazione relativa al trasferimento di Maldonado non poteva non essere al corrente.
«Del trasferimento di Maldonado si parlava da due mesi, non era una novità. Il fatto è che è stato chiuso solo l’altro giorno».
Nella valigia sequestrata a Pino Pagliara, oltre ai 250.000 euro, c’erano anche documenti su moduli non regolari.
«Per forza, non potevamo usare i moduli della Lega perchè non eravamo nei tempi regolari e avremmo rischiato una squalifica per Maldonado e un’ammenda per le società».
Lei ha la coscienza pulita?
«Pulitissima».