Esame di terrorismo per i pompieri romani

Alessia Marani

Un test. Una prova scritta come fosse un esame per i pompieri del comando provinciale di Roma: tre fogli, sei quesiti divisi in varie sottodomande, da compilare e rispedire all’Ufficio Coordinamento al più presto possibile. Tema? Il terrorismo. Ovvero la simulazione «immaginaria» di uno scenario disastroso. Luogo: la metropolitana di Roma. In attesa di cominciare a formare i suoi uomini con un corso specifico che partità a settembre e che coinvolgerà 30 vigili del fuoco ogni settimana («se tutto va bene - dichiara Gianluca Nettuno, di Rdb, Rappresentanza sindacale di base - finiremo non prima di un anno e mezzo»), il comando di via Genova sonda il terreno e testa il livello di preparazione - almeno teorica - del suo piccolo esercito di firefighters (1.200 in totale su Roma e Provincia, circa 120 effettivi in servizio su ognuno dei quattro turni di lavoro). Si chiama «Esercitazione per intervento di emergenza simulato», si chiede di indicare: «Attentato terroristico con esplosione presso...». E comincia così: «All’interno della stazione ... avviene un’esplosione che comporta lo sviluppo di un incendio e il probabile ferimento di numerose persone. Alle ore ... alla sala operativa, su linea 115, è arrivata la segnalazione di un’esplosione all’interno della stazione metropolitana di ... con lo sviluppo di un incendio». A questo punto a ciascuna delle ventisette squadre si chiede di descrivere «le tipologie di comunicazione da tenere con la sala operativa», «l’itinerario da seguire per raggiungere il luogo dell’Sos», «l’eventuale evoluzione dello scenario incidentale», «i dispositivi da utilizzare», «il proprio comportamento operativo relativo alle attività di rilevazione, soccorso, verifica, coordinamento, scenario convenzionale, scenario non convenzionale». Insomma, un «compito in caserma» in piena regola. «Il problema - spiega Rdb - è che servono le esercitazioni pratiche. Che ci occorrono informazioni serie su come agire. Vale a dire: della rete metropolitana di Roma non abbiano nemmeno una mappatura. In casi gravi non conosciamo i percorsi sotterranei, dove sono ubicati ingressi secondari ed eventuali uscite d’emergenza. Non sapremmo neppure dove trovare i quadri elettrici da staccare per prima cosa in caso di incendio. Dal settembre 2001 in poi si è investito molto nell’equipaggiamento per affrontare un eventuale attacco di tipo chimico e biologico, ma non si è fatto altrettanto per potenziare gli operativi e dare loro una giusta formazione anche in materia terroristica. Oggi, dopo Madrid e dopo Londra, quel che si pensa, invece, è a interrogare i pompieri».
Stando alla missiva inviata sabato scorso a tutti i distaccamenti dal neocomandante Guido Parisi, appena insediato al posto di Domenico Riccio, «tale dispositivo (il questionario, ndr) costituisce parte integrante del Piano provinciale di Difesa civile (...). Per esercitare il personale sull’applicazione del Piano si rende opportuno che il personale della sala operativa 115 e le squadre operative di Roma e provincia effettuino dei test che simulino l’evolvere di uno scenario d’intervento. A tal fine è stato distribuito a tutti i capi sede un modulo di riscontro».
Di questo si è parlato anche lunedì mattina in un incontro tra sindacati e comandante. «Ma quel che ci preme - aggiunge Nettuno - è avere informazioni precise. Anche su come i terroristi potrebbero agire. Per soccorrere i cittadini dobbiamo sapere come intervenire».