Esami e lezioni sul cuore in pochi sfruttano l’occasione

Ai milanesi il loro cuore sta a cuore, ma non tanto. È quanto si è costatato ieri nei vari ospedali: non in molti, infatti, hanno aderito all'iniziativa «Cardiologie aperte», giunta alla seconda edizione, promossa dall'organizzazione internazionale Heart Care Foundation Onlus, dalla Fondazione italiana per la lotta alle malattie cardiovascolari e sostenuta dall'Anmco (l'Associazione nazionale medici ospedalieri). Ai pochi cittadini che hanno accolto l'invito dei cardiologi è stato spiegato come prevenire e riconoscere l'attacco cardiaco. Una spiegazione che è stata fornita in città in ben sette ospedali: l'Humanitas, il San Raffaele, gli Istituti Clinici di Perfezionamento, il Fatebenefratelli, il Niguarda, il San Carlo e il Sacco. In tutte le corsie di cardiologia è stato possibile a sottoporsi a test medici per conoscere il rischio di contrarre un infarto. E scoprire quali sono i sintomi che lo annunciano. «Come il dolore oppressivo - spiega Maurizio Viecca, direttore dell'unità operativa di cardiologia del Sacco - che può essere accusato nella parte anteriore del torace in corrispondenza della zona mammaria di sinistra, ma anche di destra. Altra parte dolorante può essere quella dietro le scapole. Spesso il dolore s'irradia anche alle braccia, soprattutto la sinistra e al collo sino alla mandibola. Si tratta di un dolore che non diminuisce e non aumenta respirando». «A volte a questi disturbi s'associano a nausea e sudorazione» conclude Viecca che nel suo reparto ieri è stato visitato soltanto da una decina di persone tutte di mezz’età. E pensare che si trattava di un'opportunità interessante: essere sottoposti gratuitamente a un elettrocardiogramma, a una visita cardiologica e ricevere informazioni quanto mai utili. Perché in caso di un'arresto cardiaco i minuti sono davvero preziosi. Un infartuato viene salvato se s'interviene entro sei ore dall'inizio dei disturbi. La tempestività indispensabile a volte non è messa in atto per sottovalutazione dei sintomi di una patologia molto diffusa. Si stima, infatti, che in Italia ogni anno siano circa 160mila le persone colpite da arresto cardiaco e 50mila le vittime di morte improvvisa.